Bugatti Rimac è una joint venture nata nel 2021 nel quadro di un riassetto della partecipazione allora detenuta dal Gruppo Volkswagen: Wolfsburg conferisce il 100% della Casa di Molsheim in cambio del 45% dell’impresa congiunta (il restante 55% è in mano ai croati) e poi passa la quota alla controllata di Zuffenhausen. Adesso, con questa nuova operazione, il 45% di Bugatti Rimac e il 20,6% di Rimac Group passano al consorzio guidato da HOF Capital.

Il risultato? Rimac Group assumerà il controllo di Bugatti Rimac e stringerà una partnership strategica con HOF Capital e BlueFive Capital per supportarne la crescita. I soldi sul tavolo? Non pervenuti: le parti hanno concordato di mantenere riservati i termini finanziari.

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Bugatti: una storia di cambi di proprietà (quasi) continui

Bugatti non è nuova a questo tipo di passaggi di mano. Anzi, è forse il marchio automobilistico con la storia proprietaria più travagliata della storia moderna. Un giro veloce, per chi non la conosce:

Fondata nel 1909 dall’emigrato italiano Ettore Bugatti, l’azienda cessò inizialmente le sue attività nel 1963. Quasi un quarto di secolo di silenzio, poi la prima resurrezione.

Romano Artioli (1987–1995): L’imprenditore lombardo Romano Artioli acquista i diritti del marchio nel 1987 e crea la Bugatti Automobili con sede a Campogalliano, in provincia di Modena. Da lì nasce la EB110: trazione integrale, motore V12 da 3,5 litri con quattro turbocompressori — numeri e soluzioni che la collocavano ai vertici assoluti del periodo, nello stesso segmento della Ferrari F40 e della McLaren F1. Michael Schumacher ne comprò subito una, definendola “avanti di 30 anni rispetto alle altre”. Nonostante tutto, nel 1995 Bugatti Automobili venne dichiarata fallita dal Tribunale Fallimentare di Modena.

Volkswagen (1998–2021): Bugatti, uscita dall’avventura italiana di Romano Artioli, finì nelle mani del Gruppo Volkswagen nel 1998. Un passaggio di consegne fortemente voluto da Ferdinand Piëch, desideroso di far rinascere la Casa francese traslocando tutto da Campogalliano a Molsheim, luogo natale di Bugatti. Sotto VW nasce prima la Veyron il primo modello di serie con oltre 1.000 CV e velocità oltre i 400 km/h, poi la Chiron, con 1.500 CV e il W16 quadriturbo portato all’estremo assoluto.

Bugatti Rimac (2021–oggi): Dopo l’epoca Volkswagen pura, Bugatti entra in una nuova fase con la creazione di Bugatti Rimac, joint venture che unisce l’eredità del marchio francese alla competenza elettrica e software sviluppata da Rimac. I croati portano in dote tecnologia elettrica d’avanguardia; Bugatti porta il nome, l’atelier di Molsheim e una clientela che conta i milioni come noi contiamo gli euro.

Con la cessione di oggi, Mate Rimac, fondatore di Rimac e CEO di Bugatti Rimac consolida definitivamente il controllo sul marchio. Quello che era un accordo di compromesso diventa proprietà di fatto.

Il futuro: il W16 è morto, viva il V16

Tutto questo avviene mentre Bugatti sta attraversando il suo più grande cambio di paradigma tecnico in vent’anni. La Tourbillon, presentata nel 2024, è l’erede della Chiron e rappresenta una rottura netta col passato.

Il motore aspirato da 8,3 litri nella inedita configurazione V16, sviluppato da Cosworth, è integrato con 3 motori elettrici; 2 sull’asse anteriore e 1 su quello posteriore per una potenza totale di 1.800 CV. Fine dei quattro turbocompressori, fine del W16: la scelta di un motore naturalmente aspirato è stata fatta per rendere l’esperienza “più emozionante” e consentire un numero di giri più elevato, fino ai 9.000 giri/min.

Numeri da capogiro anche sul fronte della produzione e del prezzo: un totale di 250 esemplari saranno costruiti, con un prezzo di partenza di 3,8 milioni di euro netti e sono già tutti venduti.

Per il 2026, la produzione della Tourbillon avrà inizio nell’atelier di Molsheim ampliato, con doppia capacità produttiva rispetto al passato. E non c’è solo la Tourbillon: il 2026 vede anche le consegne della Brouillard, esemplare unico basato sulla piattaforma W16 da 1.600 CV derivata da Chiron e Mistral, che inaugura il nuovo Programme Solitaire il servizio più esclusivo mai offerto dalla Casa, che permette di creare modelli one-of-one completamente su misura, con un prezzo stimato intorno ai 30 milioni di dollari.

Considerazione finale

C’è qualcosa di vagamente ironico in tutta questa storia. Bugatti nasce in Alsazia, viene rifatta in Italia, si trasferisce di nuovo in Francia grazie a un tedesco ossessionato dall’eccellenza, viene poi ceduta a un ingegnere croato che non aveva ancora 30 anni quando ha fondato la sua azienda in un garage, e adesso finisce in mano a fondi d’investimento di New York.

Eppure le auto continuano a essere assemblate a Molsheim, a mano, da artigiani che lavorano con la stessa logica di sempre: fare la cosa più estrema tecnicamente possibile e venderla a chi può permettersela, in 250 esemplari. Il cambio di proprietà cambierà la traiettoria del marchio? Difficile dirlo. Di certo, con 1.800 CV, un V16 aspirato e gli interni disegnati da orologiai svizzeri, Bugatti non sembra aver perso il gusto per l’eccellenza. Cesare Gennaro

Immagine FullStackGarage