Sabato, al Vicenza Classic Car Show, ho deciso di togliermi una curiosità: provare da vicino il mondo Tesla. Non partivo esattamente neutrale, lo ammetto. Chi mi conosce sa bene che il mio modo di vivere l’auto è legato sì alla tecnica, ma anche alle sensazioni, al carattere, a quel rapporto diretto tra macchina e guidatore che per me conta ancora tantissimo.
La prima prova è stata da passeggero, durante una dimostrazione di guida autonoma.
A bordo con noi c’era un ragazzo del team Tesla che, senza girarci intorno, è stato una delle note più positive dell’intera esperienza. Preparato, disponibile, paziente: ci ha spiegato bene il funzionamento del sistema, ha risposto a tutte le domande con grande calma e ha gestito il tutto nel modo giusto, senza trasformare la prova in una scenetta da showroom.
E meno male, perché a un certo punto il suo intervento è stato anche fondamentale.
Una volta attivata la guida autonoma, l’auto ha iniziato a seguire il percorso previsto. Tutto bene fino all’uscita di un cancello, quando il navigatore indicava di svoltare a sinistra e la macchina ha cominciato effettivamente a farlo. Il problema è che quella svolta avrebbe portato contromano. In quel momento il membro del team Tesla è intervenuto subito, correggendo la traiettoria e riportando l’auto sul percorso corretto.
Ora, al netto di questo episodio, che una riflessione la impone, il resto della dimostrazione è andato bene. La vettura si è comportata in modo convincente nel traffico, nelle svolte, nella gestione di ciò che aveva attorno e nella segnalazione di pedoni e ostacoli. Insomma, la prima impressione è stata positiva. E lo dico sinceramente: tra la bontà della dimostrazione e soprattutto l’approccio intelligente di chi ci accompagnava, Tesla stava quasi riuscendo a farmi rivedere alcune convinzioni.
Quasi.
Perché poi è arrivato il test drive vero, stavolta con me al volante di una Model 3.
Ed è lì che la percezione è cambiata in modo netto.
Mettiamo subito in chiaro una cosa: sul piano delle prestazioni c’è poco da obiettare. La risposta è immediata, la spinta è notevole e anche cercando volutamente di mettere un po’ alla prova la vettura, persino su un tratto con ghiaia, la reazione è stata sempre composta, sicura, controllata. Da questo punto di vista, nulla da dire: la macchina fa molto bene ciò che deve fare.
Il punto, per me, è che non basta.
La prima cosa che non mi ha convinto è stata l’ergonomia. Da guidatore voglio avere davanti agli occhi, in modo immediato, almeno le informazioni fondamentali: velocità, autonomia, indicatori di direzione. Qui invece quasi tutto passa dal display centrale. Certo, la velocità è visibile nell’angolo in alto a sinistra, quindi non è nascosta. Ma non è la stessa cosa. Non è naturale, non è istintiva, non è davvero a colpo d’occhio come su un’auto tradizionale. E quando si guida, queste differenze pesano.
Lo stesso discorso vale anche per la retrocamera. È comoda, e il fatto che mostri non solo la parte posteriore ma anche le fiancate è senza dubbio utile. Però anche qui ti ritrovi ad affidarti completamente al digitale. Guardando le telecamere, infatti, non riesci allo stesso tempo a dare un colpo d’occhio agli specchietti, perché il monitor è centrale e piuttosto basso. Sarò io troppo legato a un’impostazione più tradizionale, ma su un mezzo come il Tourneo Courier che guido tutti i giorni, per esempio, la retrocamera viene mostrata sul display che a confrontro è più rialzato e questo ti permette di controllare monitor e specchi in modo molto più immediato. Qui invece ho avuto la sensazione di dover scegliere sempre dove guardare, invece di avere tutto sotto controllo in maniera naturale.
Poi c’è il punto che per me conta di più: il feeling.
La Model 3 non mi ha trasmesso la strada. Non mi ha restituito quel dialogo con l’asfalto che, per chi ama guidare, è parte integrante dell’esperienza. Tutto mi è sembrato molto filtrato, molto levigato, molto distante. Se dovessi renderlo con un’immagine un po’ estrema, direi che la sensazione era quella di stare guidando qualcosa di molto preciso, molto efficiente, ma quasi disconnesso dal mondo reale. Come se tra me e la strada ci fosse sempre uno strato in più.
Il display centrale è bello, moderno, scenografico. Le funzioni sono tante, e alcune sono senza dubbio notevoli. Ma il dubbio che mi è rimasto è semplice: quante di queste funzioni sono davvero utili nella vita di tutti i giorni? Perché stupire è facile, convincere è un’altra cosa. E un’auto, almeno per come la intendo io, non può vivere soltanto di effetto wow e di soluzioni d’impatto.
Anche la guida, nel suo insieme, non mi ha convinto fino in fondo. Sì, è silenziosa. Sì, ha quel tipo di impostazione per cui finisci quasi a guidarla con un solo pedale, e alla lunga può anche risultare comoda. Sì, tutto è molto fluido. Ma non mi bastava.
E non credo che il nodo sia semplicemente l’assenza del motore termico. Non era nemmeno la mia prima esperienza su un’elettrica. Tempo fa avevo guidato per un po’ una 500e a Milano e, pur con tutte le differenze del caso, il feeling era stato diverso. Non mi aveva entusiasmato, ma neppure respinto. Qui invece sì. Qui sono sceso dall’auto con una sensazione di delusione piuttosto netta.
Alla fine, quindi, mi porto a casa un’impressione doppia.
Da una parte c’è una tecnologia avanzata, capace di impressionare e di mostrare chiaramente una direzione possibile dell’automobile moderna. Dall’altra, però, c’è una guida che non mi ha coinvolto, un’impostazione che sento lontana e una macchina che, almeno nel mio caso, non è riuscita a creare quel legame che cerco quando sono al volante.
In sintesi, l’esperienza Tesla al Vicenza Classic Car Show è stata utile proprio perché mi ha chiarito un punto: Riconosco il contenuto tecnico di livello, le prestazioni e l’innovazione, ma questo non significa automaticamente che faccia per me.
Mi ha colpito sotto molti aspetti. Ma non mi ha conquistato.
Detto questo, un elogio all’organizzazione della fiera è doveroso. Questa era la terza edizione e si vede chiaramente che il Vicenza Classic Car Show è un evento in continua evoluzione. L’organizzazione è stata ottima e l’atmosfera, per chi ama le auto, davvero spettacolare. Il bello è proprio questo: si passa da vetture più vicine alla realtà di tutti i giorni a supercar da sogno che magari non guiderai mai, ma che dal vivo riescono comunque a farti brillare gli occhi. Ed è forse questa la forza vera dell’evento: mettere insieme passione, curiosità e mondi diversi dell’automobile, riuscendo a parlare sia a chi sogna, sia a chi vive i motori ogni giorno. Cesare Gennaro




