Per anni ci hanno raccontato che il futuro dell’auto sarebbe stato una linea dritta: elettrico puro, batterie sempre più grandi, motori termici nel museo e invece…. arriva il Salone di Pechino 2026, che con la delicatezza di una pressa idraulica, ci ricorda che la realtà industriale ama complicare le presentazioni PowerPoint.
Auto China 2026 è uno dei saloni più importanti e mastodontici degli ultimi anni: oltre 1.450 auto esposte, 181 debutti mondiali e una quantità di marchi, concept e sigle tale da far sembrare semplice anche il listino di una compagnia telefonica.
Il tema ufficiale resta quello della mobilità intelligente, elettrica, connessa e piena di software. Ma sotto la superficie cromata si vede qualcosa di interessante: l’elettrico puro non è sparito, anzi resta protagonista, però l’ibrido plug-in, l’EREV e perfino il motore termico “di supporto” stanno tornando al centro della scena.
Non proprio il ritorno del carburatore con la sigaretta accesa, ma nemmeno il funerale definitivo del pistone.
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I protagonisti principali
BYD: il gigante mostra i muscoli
BYD si è presentata con il solito arsenale: elettriche, ibride, marchi premium e tecnologie distribuite su più livelli. Il gruppo continua a giocare su più tavoli, da BYD a Denza, Yangwang e Fang Cheng Bao, puntando su batterie, piattaforme, ricarica, SUV, berline e modelli ad alte prestazioni.
La cosa importante è che BYD non sta più solo “vendendo elettrico”: sta costruendo un ecosistema. E quando hai un ecosistema, puoi permetterti di infilare dentro citycar, SUV, supercar, ibride e mezzi da famiglia senza dover reinventare la ruota ogni volta.
Traduzione da officina: più che un costruttore, ormai sembra una ferramenta con le ruote.
Geely: ibrido intelligente e famiglia allargata
Geely è stata una delle presenze più interessanti, anche perché non si è presentata solo come singolo marchio. Sotto il suo ombrello ci sono nomi come Zeekr, Lynk & Co e Geely Galaxy, con un’offerta che spazia dall’elettrico puro all’ibrido evoluto. Al Salone di Pechino ha spinto anche sul tema dell’AI Hybrid e dei robotaxi, segnale che la partita cinese non è più solo “quanti kWh hai nella batteria?”, ma “quanto è intelligente l’intero sistema?”.
Qui l’ibrido non viene trattato come una toppa, ma come una tecnologia da ottimizzare. E questa è una differenza importante: in Cina il PHEV e l’extended range non sono percepiti per forza come mezze misure, ma come soluzioni pratiche per chi vuole autonomia, costi più bassi e meno ansia da colonnina.
Nissan: il ritorno del PHEV senza vergognarsi
Nissan ha portato due concept plug-in hybrid: Terrano PHEV Concept e Urban SUV PHEV Concept. Il Terrano recupera un nome storico e lo mette su un SUV squadrato, robusto, pensato anche per l’off-road; l’Urban SUV, invece, guarda a un pubblico più cittadino e giovane. Entrambi sono destinati ad avere versioni di produzione in Cina entro circa un anno, e Nissan ha annunciato anche altri modelli PHEV o elettrici per quel mercato.
Questo è un segnale chiaro: i giapponesi hanno capito che in Cina non basta più arrivare con il logo famoso e il santino dell’affidabilità. Serve prodotto specifico, rapido, localizzato e soprattutto adatto ai gusti cinesi.
Volkswagen: “in China, for China”
Volkswagen ha scelto una strategia molto netta: modelli pensati direttamente per la Cina. Al Salone di Pechino ha presentato quattro novità, tra cui ID. Unyx 09, sviluppato con Xpeng, ID. Aura T6, un prototipo Jetta X e un nuovo modello dedicato ad Audi China. Il gruppo ha dichiarato di voler lanciare 50 modelli elettrificati in Cina entro il 2030, di cui 30 elettrici puri e 20 plug-in hybrid.
Questa è forse la frase più interessante: anche Volkswagen, nel mercato più avanzato e spietato sull’elettrico, non punta solo sul BEV. Dentro il piano ci sono anche i PHEV. Quindi sì, l’elettrico resta centrale, ma il “solo batteria o niente” comincia a sembrare meno dogma e più slogan da convention.
Audi e AUDI: due anime per la Cina
Audi continua la sua strategia particolare per il mercato cinese, distinguendo il marchio classico Audi dal nuovo brand AUDI, scritto in maiuscolo e senza i quattro anelli. A Pechino questa impostazione è stata ribadita con modelli dedicati alla Cina, tra cui la AUDI E7X, dentro una logica molto “China first”: auto pensate, sviluppate e posizionate per un pubblico locale più giovane e tecnologico.
Fa un certo effetto vedere un marchio storico adattarsi così tanto. Ma il messaggio è semplice: in Cina non basta portare il blasone europeo. Devi parlare la lingua del cliente cinese, altrimenti ti sorpassano anche col portellone aperto.
BMW, Mercedes, Toyota, Ford e gli altri
I grandi marchi internazionali erano presenti in massa: BMW, Mercedes-Benz, Audi, Volkswagen, Ford e Toyota figurano tra i protagonisti internazionali del salone.
Il dato interessante non è solo la presenza, ma il contesto: ormai questi brand non vanno più in Cina a “insegnare” l’automobile. Ci vanno per imparare, inseguire, collaborare e difendere quote di mercato. La vecchia superiorità europea qui non basta più. Serve velocità, tecnologia, localizzazione e prezzi compatibili con una concorrenza cinese che sforna modelli con il ritmo di una stampante laser impazzita.
Ma quindi il termico sta davvero tornando?
Qui bisogna essere precisi, perché la tentazione del titolo facile è forte.
Non c’è un ritorno generalizzato al termico puro in stile “buttiamo via le batterie e riaccendiamo tutto”. Quello che emerge è più sottile e più interessante: cresce il peso di plug-in hybrid, EREV e sistemi ibridi dove il motore a benzina serve a dare autonomia, flessibilità e tranquillità al cliente.
Secondo l’ICCT, in Cina la quota dei PHEV sulle vendite di auto nuove è salita dal 5,9% nel 2022 al 19,5% nel 2024, mentre la quota dei PHEV dentro il mercato elettrificato cinese è passata dal 23% al 42% nello stesso periodo.
Reuters ha descritto proprio questa corsa verso PHEV ed EREV: le case cinesi e straniere stanno lanciando ibridi a lunga autonomia per rispondere alla domanda del mercato cinese, con previsioni secondo cui PHEV ed EREV insieme potrebbero arrivare a pesare circa il 35% delle vendite in Cina, contro circa il 45% per gli elettrici puri.
E poi c’è il caso più succoso per gli amanti del pistone: Horse Powertrain, joint venture tra Renault, Geely e Saudi Aramco, ha mostrato al Salone di Pechino un nuovo V6 biturbo 3.0 pensato per applicazioni mild hybrid o full hybrid. Non è il ritorno della benzina “vecchia scuola”, ma è la prova che il motore termico, se integrato nell’ibrido, non è affatto fuori dai radar.
La Cina non sta facendo retromarcia: sta facendo pragmatismo
Il punto è questo: la Cina non sta abbandonando l’elettrico. Sarebbe una lettura sbagliata. Sta facendo una cosa molto più cinese, molto più industriale e molto meno ideologica: sta usando tutte le tecnologie che funzionano.
Elettrico puro per città, prestazioni, immagine e mercati dove l’infrastruttura regge.
PHEV per chi vuole guidare elettrico tutti i giorni ma non vuole l’ansia da viaggio lungo.
EREV per SUV grandi, famiglie, lunghe percorrenze e clienti che vogliono “sensazione elettrica” ma autonomia da termico.
E il termico? Non più protagonista assoluto, ma neanche defunto. Piuttosto, promosso a gregario tecnico. Meno rockstar, più bassista: non sta al centro del palco, ma se lo togli la canzone cambia.
L’Europa dovrebbe guardare bene
Per l’Europa il messaggio è abbastanza chiaro: mentre qui continuiamo spesso a litigare tra tifoserie, “solo elettrico” contro “mai elettrico”, in Cina stanno già ragionando in termini di mix tecnologico.
I costruttori cinesi non sembrano particolarmente interessati alla purezza ideologica. Vogliono vendere auto, occupare segmenti, abbassare costi, esportare modelli e arrivare prima degli altri. Se per farlo serve una batteria enorme, la mettono. Se serve un range extender, lo mettono. Se serve un PHEV da 1.000 km dichiarati, lo fanno. Senza troppe poesie.
E forse questa è la lezione più forte del Salone di Pechino 2026: il futuro non sarà una strada unica, perfettamente liscia e tutta elettrica.
Sarà un incrocio trafficato, pieno di soluzioni diverse, alcune probabilmente inutili ma con schermi bellissimi.
Il futuro è si elettrico, ma non monolitico
Auto China 2026 conferma che la Cina resta il laboratorio più aggressivo dell’auto mondiale. Elettrico, software, intelligenza artificiale e ricarica rapida sono ancora al centro della scena.
Ma accanto a tutto questo, l’ibrido è tornato protagonista. Non come nostalgia del passato, ma come risposta concreta a costi, autonomia, infrastrutture e domanda reale.
Il termico non è risorto con la bandiera in mano. Però è rientrato dalla porta laterale, vestito da ibrido, con l’aria di chi dice: “scusate il ritardo, ma forse vi servo ancora”.
Cesare Gennaro




