Diciamoci la verità: il 25 maggio scorso, quando a Roma è caduto il velo dalla Ferrari Luce, a molti si è stretto il cuore. Per chi è cresciuto con il mito del V12 di Maranello, con quel sound che ti vibra nello stomaco prima ancora che nelle orecchie, l’idea di una Ferrari totalmente elettrica fa uno strano effetto. Se poi aggiungi che ha cinque posti, quattro porte e linee che sembrano uscite da un laboratorio della Silicon Valley piuttosto che dalle officine storiche dell’Emilia, il primo istinto è quello di gridare al sacrilegio.

Eppure, superato lo shock iniziale e analizzando i dettagli di questo mostro da 1.050 CV, viene da chiedersi se a Maranello non abbiano visto, ancora una volta, molto più lontano di tutti noi.

Un design che spacca i pareri (e cancella il passato)

Dimenticate le curve sinuose della Roma o le forme muscolose della SF90. La Luce – nome che evoca pulizia, ma che sta facendo discutere mezza rete – nasce da una tabula rasa. La carrozzeria è dominata da una glass house continua, una specie di guscio trasparente che si allunga fino alle estremità dell’auto. Non c’è un briciolo di nostalgia in queste forme, e il motivo è chiaro: la firma è di LoveFrom, il collettivo creativo fondato da Jony Ive (l’uomo che per anni ha disegnato l’iPhone).

  • L’impatto visivo: Sembra quasi un oggetto alieno. Le ali aerodinamiche anteriori e posteriori fluttuano sopra la sagoma, e i gruppi ottici si mimetizzano completamente nelle superfici quando sono spenti.
  • La rivoluzione interna: Sfruttando l’assenza del motore termico e del tunnel di trasmissione, gli ingegneri sono riusciti a ricavare un abitacolo spazioso per cinque persone. Una prima volta assoluta per il Cavallino Rampante, che supera in abitabilità persino la Purosangue.

Il purista storce il naso, ed è comprensibile. Ma se guardiamo la storia, Ferrari non è mai stata un marchio che si è seduto sugli allori del passato; ha sempre imposto le proprie regole.

I numeri sulla bilancia e la fisica da riscrivere

Il vero nodo della questione, per chi ama la guida, sta tutto sotto la pelle dell’auto. Parliamo di un mezzo che pesa 2.260 kg. Per una supercar è un’eresia, inutile girarci intorno. Le batterie da 122 kWh pesano, e si sentono.

Ma la scheda tecnica fa spavento:

  • 0-100 km/h: 2,5 secondi.
  • Velocità massima: Oltre 310 km/h.
  • Architettura: Quattro motori elettrici indipendenti (uno per ruota) gestiti da un cervello elettronico che ripartisce la coppia al millesimo di secondo.

Chi l’ha già vista da vicino giura che l’agilità dinamica è rimasta quella di una vera Ferrari, grazie a un baricentro rasoterra e alle sospensioni attive ereditate dalla F80. Anche sul fronte del sound si è cercata una via propria: niente rombi finti campionati dagli altoparlanti, ma una colonna sonora metallica che amplifica le vibrazioni reali degli organi meccanici in rotazione, modulata attraverso l’e-Manettino sul volante.

La prudenza dei rivali: le strade diverse di Lamborghini e McLaren

Mentre Maranello lancia una provocazione da 550.000 euro sul mercato di serie, i competitor storici stanno guardando la partita da spalti molto diversi.

Lamborghini ha recentemente frenato sui piani per una supersportiva a zero emissioni. Da Sant’Agata Bolognese il messaggio è stato chiaro: i clienti della clientela purista non sono ancora pronti a rinunciare al sound e al coinvolgimento di un motore termico o, al massimo, ibrido. McLaren, dal canto suo, si muove con estrema cautela a Woking, concentrando gli sforzi sull’ibridazione ad alte prestazioni per non compromettere il dogma della leggerezza.

Ferrari, invece, ha deciso di rischiare l’osso del collo. Ha scelto di non aspettare che il mercato sia pronto, ma di crearlo. Al lancio della Luce, quasi la metà degli invitati non aveva mai posseduto una vettura del Cavallino: significa che questo modello sta andando a pescare una nuova generazione di collezionisti, attratti dalla tecnologia estrema e dal lusso sostenibile (il telaio è realizzato al 75% con alluminio riciclato).

E se la visione di Maranello fosse quella corretta?

Abbandonare l’architettura classica può sembrare un tradimento, ma fermiamoci a riflettere. Quando uscì la Purosangue, tutti gridarono allo scandalo del “SUV Ferrari”. Risultato? Liste d’attesa chilometriche. Quando nacque la 125 S, esattamente 79 anni fa, era un’auto che rompeva i canoni dell’epoca per imporre prestazioni mai viste prima.

La Ferrari Luce non vuole essere l’auto con cui andare a fare i traversi in pista la domenica mattina sentendo urlare il motore a 9.000 giri. È un manifesto tecnologico. È la dimostrazione che l’elettrico non deve per forza tradursi in elettrodomestici senz’anima tutti uguali, ma può essere declinato con l’eccellenza artigianale e ingegneristica italiana.

La scelta è divisiva, polarizzante, persino fastidiosa per certi versi. Ma forse è proprio questo il compito della Ferrari: dare fastidio, spiazzare le certezze del settore e tracciare una linea. E i fatti, per ora, danno ragione a loro: nonostante le critiche feroci sui social da parte degli appassionati, i primi lotti della Luce sono già andati esauriti. Il futuro è arrivato, e piaccia o no, ha il marchio del Cavallino stampato sopra.

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Filippo Gasparello