Oltre 100.000 km, le migliori EV perdono meno del 5% di capacità

Da ragazzo, passavo i pomeriggi a cercare di capire perché il mio Commodore 64 si surriscaldasse dopo ore di gioco, immaginando che quei componenti fossero come degli organi vitali da proteggere. Oggi, da perito informatico che osserva il mondo dell’IA e della politica, ho lo stesso approccio con le auto elettriche: la batteria è il cuore pulsante, e il suo stato di salute è la vera ossessione. Quando ho letto lo studio di Carla, il marketplace svedese di auto usate, mi è venuta in mente quella vecchia paura dei gamer: e se il “salvataggio” si corrompesse? E se, dopo anni di utilizzo, la capacità della batteria crollasse come un frame rate in una scena affollata? I dati, però, raccontano una storia diversa. E per uno come me, che ha sempre preferito la sostanza ai numeri gonfiati, è una bella notizia.

La classifica: dominano le coreane

Carla ha analizzato 9.954 test sullo stato di salute delle batterie di veicoli elettrici, effettuati in Svezia tra il 2022 e il 2026 utilizzando la diagnostica dell’azienda austriaca AVILOO. L’obiettivo era capire quali modelli conservano più capacità dopo 100.000 chilometri (circa 62.000 miglia). I risultati sono sorprendenti: diverse EV molto diffuse mantengono ancora un livello di salute della batteria pari o superiore al 95%.

Al primo posto troviamo la *Kia e-Niro con batteria da 64 kWh, che ha conservato in media il 97,25% della capacità iniziale. Un degrado inferiore al 3%, un risultato notevole. Al secondo posto la Hyundai Kona Electric, con lo stesso pacco batterie, si è fermata al 97,18%. Il podio è completato dalla Kia EV6 da 77,4 kWh, che ha fatto registrare un 95,95%*.

Le europee e Tesla: chi segue

Subito dopo si piazzano i modelli europei. La *Volvo XC40 Recharge, con batterie CATL da 69 kWh, conserva il 94,70%. La Polestar 2, con le stesse celle, si attesta al 94,35%. Sesta la BMW i3 con la batteria da 120 Ah, al 93,77%*.

E Tesla? Il suo modello meglio piazzato è la *Model 3 con batteria LFP (litio-ferro-fosfato) da 60,5 kWh di CATL, che ha registrato una media del 93,34%. Le varianti con batterie LG Chem e Panasonic* hanno performato peggio, dimostrando come la chimica delle celle influisca in modo determinante.

Perché le coreane vincono? La ricarica lenta paga

La e-Niro e la Kona Electric sono modelli meno recenti, e verrebbe da pensare che le nuove tecnologie offrano prestazioni migliori. La spiegazione, invece, è più sottile. Queste due EV coreane hanno pacchi batteria raffreddati a liquido che si ricaricano a meno di 80 kW, un valore inferiore rispetto a quanto gestiscono molte EV moderne. Questa minore potenza di ricarica riduce calore e intensità di corrente, fattori che accelerano l’invecchiamento delle celle.

La EV6, che si ricarica circa tre volte più velocemente grazie all’architettura a 800 volt, ha comunque ottenuto un ottimo terzo posto. Il clima più fresco della Svezia potrebbe aver aiutato tutte le auto allo stesso modo.

Un’altra considerazione: Hyundai ha sostituito interi pacchi batteria su decine di migliaia di prime Kona Electric a causa di celle difettose di LG Energy Solution collegate ad alcuni incendi. Non è chiaro se queste sostituzioni abbiano influenzato i risultati.

Tra i primi 20 veicoli testati, il degrado è rimasto sotto il 10%. L’ultima classificata, la Volkswagen ID.3, presentava comunque uno stato di salute medio del 91,79%.

Il mio verdetto da ex ragazzo dei cabinati che ora studia i cicli di carica

Ecco, io che di motori non ci capisco molto, ma che ho guidato di tutto, dalla Panda 4×4 alla Golf, e che da ragazzo sognavo le Harley Davidson e la Route 66, vedo in questi dati una conferma. La paura del degrado della batteria è come quella del “game over” in un vecchio platform: esiste, ma è molto più lenta e gestibile di quanto si creda. I numeri parlano chiaro: dopo 100.000 km, le batterie moderne sono ancora in salute. E per uno che ha passato la vita a fare “reset” e “restart” su computer di ogni epoca, è un sollievo sapere che l’hardware delle EV non è così fragile come si temeva. Certo, la chimica e le abitudini di ricarica contano, ma il quadro generale è positivo. Aspetto il ritorno del mio socio Cesare per un parere più tecnico, ma intanto questi dati mi rassicurano.

E voi, avete mai avuto paura del degrado della batteria? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti e seguiteci su FullStackgarage.it per non perdere i prossimi aggiornamenti.

Alla prossima, tra un aggiornamento software e un viaggio sulla Route 66!

Il Vostro inviato che preferisce i test diagnostici ai numeri di targa

Gilberto Ciucci

Immagine FullStackGarage