Immaginate la scena: siete dirigenti di una multinazionale, salite sulla vostra fiammante auto elettrica cinese, e mentre discutete dell’ultima strategia aziendale, dall’altra parte del mondo qualcuno sta prendendo appunti. No, non è il vostro assistente zelante è la vostra auto. Benvenuti nel futuro del automotive, dove essere connesso non significa solo sincronizzare lo smartphone, ma potenzialmente condividere i vostri segreti industriali con server dall’altra parte del mondo.
Il Cavallo di Troia nel Garage
Non sono i soliti complottisti da tastiera a lanciare l’allarme. Questa volta parliamo dei servizi segreti tedeschi (Verfassungsschutz)…che nel loro rapporto hanno dichiarato senza mezzi termini: In Germania, politica, economia, scienza e tecnologia sono gli obiettivi principali dello spionaggio cinese.
E le auto elettriche? Beh, quelle sono praticamente computer su ruote, con una miriade di sensori, telecamere, microfoni e connessioni permanenti al cloud. Il presidente degli Stati Uniti ha definito i veicoli connessi cinesi come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale, Niente male per quella che dovrebbe essere semplicemente un alternativa ecologica al nostro naftone.
Il problema? Questi veicoli raccolgono una quantità impressionante di dati: dove andate, quando ci andate, cosa dite durante il viaggio (quei microfoni per i comandi vocali funzionano sempre). E tutto questo, potenzialmente, finisce su server cinesi. Per le auto di rappresentanza usate da manager, politici e funzionari governativi, questo rappresenta un rischio di sicurezza tutt’altro che teorico.
La Fiducia (o Mancanza) dei Consumatori
La massima fiducia? Va ai produttori tedeschi (ovviamente) e a Tesla. Certo, anche loro raccolgono dati e li inviano ai propri server, ma la differenza è sottile quanto profonda: da una parte c’è il Partito Comunista Cinese, dall’altra un giudice americano. Maggior sicurezza? A voi l’ardua sentenza.
I timori principali? Manipolazione dei sistemi di chiavi digitali (immaginate qualcuno che sblocca la vostra auto da remoto), furto di dati personali e manipolazione delle funzioni del veicolo. Roba da far sembrare i vecchi film di spionaggio piuttosto realistici.
Il Robot che Sapeva Troppo
Ecco dove la faccenda si fa davvero inquietante. Mentre tutti guardano la porta d’ingresso, quanti di voi hanno fatto entrare un aspirapolvere robot cinese? …
- Mappatura 3D avanzata (senza permesso)
- Accesso root remoto
- Kill switch a disposizione del produttore
Lasciamo che sia un programmatore indiano a raccontarvi la storia del suo iLife A11. Quest’uomo, mosso dalla curiosità (o dalla paranoia, fate voi), ha monitorato il traffico di rete del suo aspirapolvere robot. Risultato? Un flusso costante di dati verso server cinesi, senza alcuna autorizzazione esplicita.
La storia diventa ancora più succosa: quando ha bloccato questo traffico dati, l’aspirapolvere si è disattivato. Scavando più a fondo, ha scoperto:
• Un software di mappatura 3D avanzato (Google Cartographer) che creava mappe dettagliatissime della casa
• Un accesso remoto root che permetteva al produttore di eseguire comandi sul dispositivo
• Un vero e proprio kill switch da remoto per disattivare il dispositivo a piacimento
Come ha concluso amaramente il programmatore: Non volevo hackerare un robot, volevo solo impedirgli di inviare dati. Ma ho scoperto che non era mai stato davvero mio. Come direbbe il filosofo Byung-Chul Han: poetico come un “like” che cerca la sua dose di dopamina digitale.
L’Ecosistema della Sorveglianza Volontaria
E qui arriviamo al punto cruciale: mentre ci preoccupiamo (giustamente) delle auto elettriche cinesi usate come veicoli di rappresentanza, quanti dispositivi Made in China abbiamo già in casa o in ufficio?
Smartphone, router, telecamere di sicurezza, smart speaker, aspirapolvere robot, lampadine smart… l’elenco è praticamente infinito. Ogni dispositivo connesso è potenzialmente un punto di accesso, una finestra aperta sulla nostra vita privata e professionale.
Il piano Made in China del governo cinese punta esplicitamente al dominio tecnologico in settori chiave: auto elettriche, telecomunicazioni, intelligenza artificiale, robotica. E se la cybersecurity non è mai stata il punto forte dei prodotti consumer di massa, quando questi prodotti provengono da un paese dove lo spionaggio industriale è praticamente policy di stato… beh, fate voi le conclusioni.
La Domanda Scomoda
Quindi eccoci qui. I servizi segreti tedeschi lanciano l’allarme sulle auto elettriche cinesi per le auto di rappresentanza. Il governo USA parla di minaccia alla sicurezza nazionale. I consumatori europei guardano con sospetto i marchi cinesi.
Ma mentre discutiamo animatamente di geopolitica e spionaggio industriale, il vostro aspirapolvere robot sta tranquillamente mappando casa vostra e inviando i dati a Shenzhen. Il vostro smartphone (indovinate dove è prodotto?) ha accesso a tutto: posizione, contatti, mail, messaggi, foto. La vostra smart TV (sì, anche quella) ascolta le vostre conversazioni per migliorare l’esperienza utente.
Per concludere vi lasciamo con una domanda… Ha davvero senso preoccuparci dell’auto elettrica cinese del nostro amministratore delegato quando abbiamo già regalato le chiavi di casa (letteralmente e metaforicamente) a decine di dispositivi smart che mappiamo, monitorano, ascoltano e trasmettono h24?
O forse il vero problema non è Made in China ma Made to Spy indipendentemente dalla bandiera?
P.S. Se dopo aver letto questo articolo il vostro aspirapolvere robot ha iniziato a comportarsi in modo strano, non dite che non vi avevamo avvisato. Cesare Gennaro




