Tra normative sempre più severe, elettrificazione e mercato reale, il diesel non sta rinascendo ovunque: sta sopravvivendo e in certi casi tornando ad avere senso.
Per anni il diesel è stato trattato come il cattivo perfetto del mondo auto: rumoroso, sporco, destinato all’estinzione, quasi un reperto archeologico con l’AdBlue. Eppure, mentre tutti guardavano solo elettrico e ibrido, qualcosa è successo: il diesel non è sparito affatto. Anzi, in certi segmenti sembra essersi ritagliato una nuova vita.
Attenzione però: non stiamo parlando di una vera resurrezione di massa. I numeri europei dicono chiaramente che il diesel sul nuovo continua a perdere terreno. Nel 2025 nell’UE è sceso all’8,9% del mercato, in forte calo rispetto all’anno precedente. Anche l’inizio del 2026 conferma la tendenza: le ibride sono ormai davanti a tutti, mentre benzina e diesel insieme arretrano ancora.
E allora perché si ha la sensazione che il diesel stia tornando?
Perché in realtà sta succedendo una cosa diversa e molto più interessante: il diesel si sta concentrando dove resta fortissimo. Non è più il motore “per tutti”, ma continua a essere credibile per chi macina chilometri, per chi viaggia spesso in autostrada, per chi cerca autonomia, consumi bassi a velocità costante e una guida rilassata senza l’ansia della ricarica. In pratica: meno moda, più funzione.
In Italia questo si vede bene. Sul mercato del nuovo il diesel non domina, ma nel 2025 ha persino recuperato un po’ di quota, arrivando all’11,8%. E soprattutto nell’usato resta ancora la motorizzazione più presente, con il 41,3% dei trasferimenti di proprietà. È il segnale che il gasolio continua ad avere una clientela reale, non solo nostalgica.
Il contesto normativo, invece, resta durissimo. Le restrizioni ambientali non stanno allentando la presa e l’Euro 7 è già definito: per auto e furgoni scatterà dal 29 novembre 2026 per i nuovi tipi e dal 29 novembre 2027 per i nuovi veicoli. Questo significa che nessuno, oggi, investe nel diesel come se fossimo nel 2012. Chi lo fa, lo fa con grande prudenza e solo dove il business ha ancora senso.
Ed è qui che entrano in scena i marchi.
BMW, per esempio, continua a credere nel diesel nei SUV e nelle vetture da viaggio: la nuova X3 è ancora proposta in versione xDrive20d. Non è una mossa nostalgica, è una scelta razionale per una clientela che vuole fare strada sul serio.
Mercedes-Benz fa un discorso molto simile. La GLC è ancora disponibile in versione 200 d 4MATIC, segno che nel mondo premium il diesel continua a essere considerato perfettamente sensato, soprattutto su SUV medio-grandi e per l’utenza business.
Anche Audi non ha mollato il colpo: la famiglia A6 resta un presidio classico del TDI, e non è difficile capire perché. Chi compra una berlina o una wagon del genere cerca spesso percorrenze elevate, comfort da macinachilometri e costi di esercizio ancora competitivi.
Nel gruppo Volkswagen, il segnale è altrettanto chiaro. Volkswagen continua a proporre la Tiguan con il 2.0 TDI, e Škoda mantiene viva la tradizione diesel su modelli come Superb, che parlano direttamente a flotte, famiglie viaggiatrici e professionisti.
Poi c’è un caso quasi controcorrente: Mazda. Con la CX-60, il marchio giapponese non si limita a “tenere” il diesel in listino, ma lo trasforma in una proposta tecnica precisa, abbinandolo a un sistema mild hybrid. È il classico esempio di diesel reinterpretato, non semplicemente sopravvissuto.
Anche Alfa Romeo continua a presidiare il territorio con la Tonale Diesel, ancora presente tra configurazioni e promozioni. Un segnale piccolo, ma significativo: pure in un marchio che spinge su immagine e sportività, il diesel non è ancora uscito di scena.
Infine ci sono i marchi da utilizzo “serio”, dove il gasolio ha ancora un’aria quasi inevitabile. Land Rover ecc, per esempio, continua a offrire motorizzazioni diesel accanto a plug-in hybrid e mild hybrid. E onestamente, su certi mezzi, stupirsi del diesel sarebbe più strano del contrario.
Quindi, il diesel sta tornando davvero?
La risposta più onesta è questa: no, non sta tornando come motore dominante; sì, sta vivendo una seconda vita molto concreta nei segmenti in cui resta ancora difficile da sostituire davvero. Non è più una scelta universale, ma una scelta mirata. Meno utilitaria da città, più strumento per chi viaggia, traina, lavora o semplicemente vuole fare 800 chilometri senza trasformare il viaggio in una caccia al punto di ricarica.
Il futuro non sarà dieselcentrico. Ma raccontarlo come “morto e sepolto” oggi è una semplificazione. La verità, come spesso succede nel mondo auto, è molto più interessante: il diesel non è tornato di moda, è tornato utile.
E forse è proprio questa la sua rivincita più grande. E voi cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti! Cesare Gennaro




