Alessio Butti: “Dallo stato dove il diritto vale solo se lo sai chiedere, a uno dove i diritti arrivano quando servono”. Legge 132/2025 in vigore da ottobre. AgID e ACN governance. 1 miliardo investimenti. Click Day addio? Forse. Pa che prevede bisogni? Vedremo.
Ricordo quando su Commodore 64 dovevi sapere esattamente quale comando digitare per far funzionare un gioco. Se non sapevi il comando giusto? Niente gioco.
Oggi, Alessio Butti (Sottosegretario all’Innovazione) dice che l’Italia vuole diventare uno “stato agentico”.
E cosa significa? “Una rivoluzione silenziosa ma profonda, quella di uno Stato che agisce al fianco dei cittadini, restituendo tempo e semplificando la vita. L’obiettivo è semplice: rispettare il tempo delle persone. Il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo e un’amministrazione moderna deve saperlo proteggere. Questo è il senso profondo dello Stato agente“.
Tradotto: passare da un sistema in cui il diritto vale solo se lo sai chiedere, a uno in cui i diritti arrivano quando servono, in modo chiaro e tempestivo.
Praticamente: non devi più sapere quale modulo compilare. L’IA lo sa per te.
Bentornati nel futuro dove Clippy di Microsoft non chiede più “sembra che tu stia scrivendo una lettera”, ma anticipa che devi fare domanda di maternità e ti prepara tutto.
Legge 132/2025: la prima legge italiana organica sull’IA
La Legge n. 132/2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre 2025 ed entrata in vigore il 10 ottobre, è il primo quadro normativo organico italiano dedicato all’IA, che recepisce le indicazioni del Regolamento europeo 2024/1689 (AI Act).
E Butti è orgoglioso: “L’Italia è il primo Paese europeo con una legge nazionale coerente con l’AI Act. Vogliamo attrarre investimenti, offrire certezza del diritto alle imprese e tutelare i cittadini“.
“L’Italia è stato il primo Paese al mondo, dopo l’AI Act europeo, ad approvare una legge nazionale sull’intelligenza artificiale. È un atto di responsabilità e di orgoglio“.
La governance: AgID + ACN
La governance è affidata a: AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), con funzioni di promozione e sviluppo dell’intelligenza artificiale; ACN, con compiti di vigilanza, incluse le attività ispettive e sanzionatorie, e sicurezza.
Gli investimenti: 1 miliardo di euro
Il sottosegretario all’Innovazione, Alessio Butti, ha spiegato che l’obiettivo è sviluppare una vera e propria politica industriale italiana nel settore tecnologico. Questo ha già cominciato ad attirare nuovamente l’attenzione di aziende tech interessate a investire in Italia.
È previsto un fondo di 1 miliardo di Euro a sostegno di tecnologie emergenti, IA affidabile, cybersicurezza e progetti sperimentali attraverso sandbox regolatori.
Obiettivi PA: 400 progetti IA attivi entro il 2026
“Per il 2025 l’obiettivo da raggiungere è di almeno 150 progetti di intelligenza artificiale già avviati dalla pubblica amministrazione e che arriveranno nel 2026 a 400“.
E già adesso? Questi sono alcuni casi di eccellenza già attivi: L’Agenzia delle Entrate utilizza algoritmi di machine learning per analizzare comportamenti sospetti e individuare possibili frodi. INPS utilizza chatbot per interagire con gli utenti e migliorare l’accessibilità ai servizi. ISTAT usa foundation models per migliorare la qualità dei dati.
Quindi l’IA nella PA italiana già esiste. Ma quello che Butti vuole è un salto di qualità.
Cosa significa “stato agentico” nel concreto?
Un’amministrazione che usa sistemi intelligenti per prevenire errori, riconoscere i bisogni e guidare le persone, senza rinunciare alla decisione umana e alla responsabilità pubblica.
Esempi pratici:
1.Click Day? Addio (forse)
L’Italia è ancora il paese dei Click Day, una modalità di accesso ai benefit che inevitabilmente lascia fuori chi non è smart, chi non ha le competenze o i mezzi necessari per arrivare tra i primi.
Con uno “stato agentico”, l’IA sa già chi ha diritto a un incentivo. E glielo assegna automaticamente.
Niente più F5 ossessivo alle 10:00 del mattino sperando che il server non crashasse.
2. Evasione fiscale? L’IA ti becca
Immaginiamo che l’impiego dell’AI possa tornare utile anche per l’azione di contrasto alla criminalità, a partire dalla piaga dell’evasione. Dopotutto, si tratta di elaborare flussi e numeri.
E infatti l’Agenzia delle Entrate già utilizza algoritmi di machine learning per analizzare comportamenti sospetti e individuare possibili frodi.
Quindi sì, l’IA ti sta già guardando. Ma per ora solo se evadi.
3. Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) 2.0
Il Fascicolo Sanitario Elettronico ha raggiunto nel 2025 una tappa decisiva verso l’obiettivo della piena digitalizzazione dei servizi sanitari in Italia. Il Piano fissa anche i traguardi operativi: documenti digitali nativi e in formato standard entro il 2025, alimentazione del Fse da parte dell’85% dei medici di medicina generale nel 2025 e adozione/uso del Fse in tutte le Regioni entro il 2026.
E l’IA? Il Fse 2.0 deve fungere da base dati per servizi di intelligenza artificiale.
Quindi l’IA potrebbe anticipare le tue esigenze sanitarie. Magari ti avvisa che devi fare un controllo prima ancora che tu te ne accorga.
Utile? Sì. Inquietante? Un po’.
I principi della Legge 132/2025: supervisione umana sempre
I principi chiave sono: trasparenza, proporzionalità, robustezza, accuratezza, non discriminazione, protezione dei dati personali e diritti fondamentali, sostenibilità e responsabilità umana.
E qui c’è il punto cruciale: La Legge 132/2025 impone il principio della supervisione umana significativa.
Quindi l’IA suggerisce, l’umano decide.
In teoria. Perché in pratica? Tradurlo operativamente significa ripensare workflow consolidati, definire ruoli e responsabilità inediti, implementare sistemi di tracciabilità delle decisioni.
E l’Italia è brava a ripensare workflow consolidati, storicamente? No.
Il problema: l’Italia e l’innovazione (un rapporto complicato)
Storicamente, l’Italia non è il più rapido dei paesi nell’accogliere un’innovazione, qualunque essa sia. Il nostro è uno stato che, quasi per definizione, trova in una burocrazia complessa e a volte indecifrabile un suo tratto distintivo.
E i numeri? Il tasso di adozione dell’IA nelle imprese italiane si attesta all’8,2% contro una media UE del 13,5% secondo i dati ISTAT 2024.
Quindi siamo sotto la media europea. Del 61%.
Il gap che separa l’Italia dalla media europea nell’adozione dell’IA, con quel divario del 61% che i dati Anitec-Assinform hanno impietosamente fotografato, è preoccupante e richiede interventi urgenti.
INPS e “stato agentico”: un matrimonio difficile?
Le parole di Butti sono state raccolte in occasione di un evento dedicato a INPS. Anche l’Istituto, per dirla tutta, non è sinonimo di processi sempre snelli e accessibili per il cittadino, anche se alcune iniziative digitali lanciate di recente sembrano andare nella giusta direzione.
Praticamente: Butti parla di “stato agentico” a un evento INPS.
E l’INPS è famoso per… non essere agentico. Per niente.
È tipo presentare un’auto volante durante un convegno sulle carrozze trainate da cavalli.
Ma ehi! INPS già utilizza chatbot per interagire con gli utenti e migliorare l’accessibilità ai servizi.
Quindi qualcosa si muove. Lentamente. Molto lentamente.
I rischi: quando l’IA “prevede” male
E qui arriviamo ai rischi.
Il vero banco di prova sarà ora la fase attuativa. L’efficacia del nuovo impianto dipenderà dalla qualità dei decreti delegati, dall’assetto del governo nazionale e dalla capacità di colmare le aree ancora grigie, come l’assenza di un’autorità indipendente o la definizione di procedure di ricorso contro decisioni automatizzate.
Tradotto: e se l’IA sbaglia?
Chi è responsabile? Come fai ricorso? Cosa succede se l’IA decide che non hai diritto a un sussidio, ma invece ce l’hai?
La legge delega inoltre il Governo a emanare, entro 12 mesi, decreti legislativi per introdurre nuove fattispecie di reato e sanzioni in caso di uso illecito dell’IA, oltre a strumenti di tutela civile per i soggetti danneggiati.
Quindi sì, ci saranno tutele. Tra 12 mesi. Forse.
Il mio verdetto da vecchio smanettone burocratico
Guardate, io sono cresciuto nell’era dove per avere il bonus PC dovevi:
- Andare fisicamente all’ufficio postale.
- Prendere il modulo cartaceo.
- Compilarlo a mano.
- Consegnarlo allo sportello.
- Aspettare 6 mesi.
- Forse arrivava.
E ora Butti dice: “La vera innovazione è quella che restituisce tempo e libertà alle persone“.
E onestamente? Voglio crederci.
Voglio credere che un giorno l’INPS mi dirà “Hey, hai diritto a questo sussidio” invece che farmi compilare 47 moduli per scoprire che non ne avevo diritto.
Ma Storicamente, l’Italia non è il più rapido dei paesi nell’accogliere un’innovazione.
E con un gap del 61% rispetto alla media UE, la strada è molto lunga.
Quindi sì, l’idea di “stato agentico” è bellissima. In teoria.
In pratica? La vera sfida non è tecnologica, ma culturale e organizzativa. Richiede dirigenti che comprendano le potenzialità e i limiti dell’AI, funzionari formati e consapevoli, DPO che sappiano integrare la protezione dei dati con la governance algoritmica, e cittadini informati e tutelati.
E questo richiede tempo. Molto tempo. Forse troppo.
Oltre un miliardo per l’IA già stanziati. Quindi almeno i soldi ci sono.
Ora resta da vedere se sapremo spenderli bene.
E voi? Pensate che l’Italia diventerà davvero uno “stato agentico”, o siamo destinati a restare lo stato del Click Day e dei moduli in triplice copia?
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E lascia un commento: voglio sapere se anche voi pensate che l’IA salverà la burocrazia italiana, o se tra 10 anni saremo ancora a compilare moduli a mano.
Al prossimo articolo!
Ciucci Gilberto




