Ogni tanto capita che esca un annuncio capace di risvegliare quella parte di noi che ricorda le notti davanti alla PlayStation con le luci spente, il pad sudato e l’ansia di aprire una porta sapendo che dietro poteva esserci qualsiasi cosa.

Ecco, “Ground Zero” sembra voler colpire esattamente lì.

Il publisher “Kwalee” e lo studio indipendente “Malformation Games” hanno confermato che questo survival horror in stile classico arriverà nel 2026 su PlayStation 5 e Xbox Series X|S, oltre alla versione PC già annunciata. Non è solo una data buttata lì: per accompagnare la notizia è stato pubblicato anche un trailer narrativo che mostra un mondo decisamente poco accogliente, e diciamolo, se fosse una meta turistica, non prenoterei.

L’ambientazione ci porta a Busan, Corea del Sud, una città costiera ridotta in macerie dopo l’impatto di un meteorite che ha trasformato ogni forma di vita in creature… poco raccomandabili. Atmosfera cupa, rovine urbane, templi inquietanti: il classico scenario in cui sai già che le munizioni non basteranno mai quando servono davvero.

Nel gioco vestiamo i panni di Seo-Yeon, operativa d’élite coreana, accompagnata da un partner canadese. Il loro compito è indagare su cosa sia realmente accaduto dopo l’impatto e su quelle strane proliferazioni biologiche che si stanno diffondendo dal cratere. Tradotto: esplorare, sopravvivere, combattere e possibilmente non finire come snack per mostri mutanti.

La cosa che farà brillare gli occhi a chi ha qualche anno di gaming sulle spalle è l’approccio dichiaratamente rétro: telecamere fisse, ambienti prerenderizzati, controlli “tank” opzionali, sì, quelli che ti facevano imprecare ma che oggi ricordiamo con affetto, il tutto con qualche concessione moderna come sistemi di potenziamento tramite Genome Points e combattimenti più dinamici basati sull’abilità.

In sostanza, l’idea è chiara: recuperare la tensione costruita lentamente, gli enigmi, la gestione delle risorse e quel senso di vulnerabilità che negli horror moderni spesso si perde tra esplosioni e scripting. Qui promettono anche boss disgustosi, segreti da scoprire, finali alternativi e modalità extra, cioè tutte quelle cose che ti spingono a rigiocare invece di passare subito al prossimo titolo in backlog (che tanto sappiamo già non finiremo mai).

Dal lato produttivo, è interessante vedere Kwalee continuare a sostenere progetti creativi indipendenti, mentre per Malformation Games, tudio svedese fondato da James Marchant, questo rappresenta il debutto ufficiale. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: creare un’esperienza emotiva e tesa che renda omaggio all’epoca d’oro del survival horror, ma senza sembrare un semplice esercizio nostalgico.

Ora, da vecchio giocatore, te lo dico senza giri di parole: ogni volta che sento “ispirato ai classici anni ’90” parto con entusiasmo… ma tengo sempre un piede sul freno. Perché l’atmosfera non basta: servono ritmo, level design e quella magia difficile da replicare. Però il progetto ha elementi interessanti, e almeno merita di essere tenuto d’occhio.

Vedremo se nel 2026 ci troveremo davanti a una perla o a uno di quei casi in cui la nostalgia era più potente del gioco stesso. Nel dubbio, io me lo segno.

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Sono genuinamente curioso: nostalgia sincera… o pensi che certi fantasmi del passato sia meglio lasciarli dov’erano?

Ciucci Gilberto

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