La rivolta degli autori costringe l’azienda a bloccare l’intelligenza artificiale che imitava lo stile senza permesso.

Il grande ingranaggio dell’intelligenza artificiale ha appena subito un brusco arresto di sistema. La società Coda (spesso citata erroneamente in relazione a Superhuman) ha annunciato la disattivazione immediata della funzione “Expert Review”. Questo strumento, pensato per la piattaforma di gestione documenti, era finito sotto il fuoco incrociato delle critiche perché permetteva di generare testi imitando lo stile di famosi giornalisti e scrittori senza aver mai ottenuto il loro consenso.

Il blocco del consenso e la trappola dell’esclusione

La gestione del prodotto ha ammesso l’errore dopo settimane di polemiche accese. Inizialmente, l’azienda aveva tentato di calmare le acque proponendo una procedura di esclusione, ovvero una casella di posta dove gli autori potevano scrivere per chiedere di non essere imitati. Questa mossa è stata vista come un vero e proprio insulto alla proprietà intellettuale. Nel mondo del diritto d’autore digitale, la logica corretta dovrebbe essere l’opzione di adesione: l’azienda deve chiedere il permesso prima di inserire un autore nel database e non pretendere che sia l’autore a inseguire il software per essere rimosso.

La marcia indietro dell’Amministratore Delegato

Shishir Mehrotra, Amministratore Delegato di Coda, è intervenuto personalmente su LinkedIn per tentare di riparare il danno d’immagine. Il dirigente ha spiegato che gli agenti virtuali utilizzavano informazioni pubbliche elaborate da modelli linguistici di grandi dimensioni di terze parti. Nonostante l’intenzione dichiarata fosse quella di creare un ponte tra esperti e pubblico, Mehrotra ha dovuto riconoscere che replicare la “voce” di un professionista senza un accordo commerciale trasforma lo strumento in un parassita digitale. La promessa per il futuro è quella di creare un ecosistema dove i professionisti possano definire in autonomia come la propria conoscenza venga rappresentata.

Il mio verdetto da vecchio smanettore di modem a 56k

Questa vicenda mi ricorda i primi tempi della pirateria su Napster, ma con una sfumatura ancora più subdola. Non stiamo parlando di copiare un file, ma di clonare l’anima professionale di un autore per darla in pasto a un algoritmo affamato. Il tentativo di Coda di usare una procedura di esclusione è stato un errore logico enorme: è come se qualcuno entrasse in casa tua e ti dicesse che resterà lì finché non gli scriverai una raccomandata per farlo uscire. Il ritiro della funzione è l’unica pezza possibile per salvare un minimo di credibilità in un mercato che sta perdendo la bussola etica.

Cosa ne pensate di questa retromarcia? Credete che lo stile di scrittura debba essere protetto come un marchio registrato? Scrivetelo nei commenti!

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Al prossimo aggiornamento del firmware! Ci vediamo nel cyberspazio dei dati protetti!

Il vostro amministratore di sistema tra bit e realtà.

Ciucci Gilberto