Ricordo quando su Commodore 64 scrivevo codice BASIC per fare i compiti di matematica. Mio padre mi beccò e disse: “Tu puoi usare il computer per aiutarti, ma il compito lo fai tu”.

Dal 18 febbraio al 20 marzo 2025 si è svolta la consultazione pubblica delle Linee Guida per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione, adottate con la Determinazione n.17/2025 di AgID.

E la regola è identica a quella di mio padre: l’IA ti aiuta, ma il lavoro lo fai tu.

Con la Legge 23 settembre 2025, n. 132 “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”l’Italia interviene, prima in Europa, nel campo della regolazione dell’intelligenza artificiale.

E cosa dice quella legge per i funzionari pubblici? Puoi usare l’IA, ma con regole ferree.

Bentornati nel futuro dove anche la burocrazia ha le sue policy sull’uso di ChatGPT.

La tabella riassuntiva (quella che salva la vita)

AmbitoConsentitoNon consentito
Funzione dell’IASupporto a bozze, sintesi, studioDecisioni amministrative automatiche
Tipo di datiInformazioni non sensibiliDati personali, sanitari, giudiziari, riservati
ResponsabilitàSempre del funzionarioAttribuita alla macchina
Uso operativoAttività preparatorieRedazione autonoma di atti ufficiali
RegolePolicy del Ministero e normativaUso libero senza autorizzazione

Praticamente: l’IA è un tirocinante intelligente, non un dirigente.

Cosa POSSONO fare i funzionari con l’IA

Un’adozione efficace e conforme alla normativa di strumenti di Intelligenza Artificiale all’interno della Pubblica Amministrazione richiede un’attenta navigazione nel panorama legislativo corrente.

E i casi d’uso consentiti sono:

1. Sintesi di documenti

“ChatGPT, riassumimi questo documento di 50 pagine”: OK.

2. Rielaborazione testi generici

“Riscrivi questa circolare in modo più chiaro”: OK.

3. Traduzioni

“Traduci questo accordo internazionale”: OK.

4. Studio preliminare norme

“Spiegami questa direttiva UE”: OK.

5. Predisposizione bozze

“Fai una bozza di risposta a questa richiesta”: OK.

MA: la bozza poi la revisioni tu. Sempre.

Cosa NON possono fare

1. Decisioni amministrative automatiche

“ChatGPT, approva questa pratica”

La legge si fonda sui princìpi di un utilizzo antropocentrico, trasparente e sicuro dell’intelligenza artificiale, introducendo garanzie di tracciabilità dei processi, responsabilità umana e centralità della decisione finale affidata a una persona fisica.

2. Gestione dati sensibili

Caricare su ChatGPT: dati personali, cartelle cliniche, documenti giudiziari, informazioni classificate.

Perché? Perché ChatGPT è un server esterno. Molti strumenti di IA operano su infrastrutture esterne e non garantiscono il pieno controllo su conservazione e localizzazione dei dati.

3. Redazione autonoma atti ufficiali

“ChatGPT, scrivi questo decreto”: l’atto deve essere frutto di decisione umana consapevole.

4. Uso libero senza policy:

Usare qualsiasi IA random trovata online: ogni Ministero può adottare direttive specifiche sull’uso dell’IA.

La responsabilità resta SEMPRE umana

E qui arriva il punto chiave.

Il funzionario che usa l’IA risponde di tutto.

La normativa individua garanzie di tracciabilità dei processi, responsabilità umana e centralità della decisione finale affidata a una persona fisica.

Tradotto: se ChatGPT scrive una cazzata e tu la metti in un documento ufficiale senza verificare?

Colpa tua. Non di ChatGPT.

È tipo quando a scuola copiavi dal compagno bravo e poi prendevi 4 perché aveva sbagliato. Il prof non se la prendeva col compagno. Se la prendeva con te che avevi copiato senza verificare.

Le policy ministeriali: ogni Ministero fa da sé

Ogni Ministero può adottare direttive specifiche sull’uso dell’IA.

Quindi prima di usare ChatGPT per scrivere una relazione, il funzionario deve: verificare le policy interne del suo Ministero, leggere le circolari sulla sicurezza informatica, controllare se ci sono strumenti autorizzati, chiedere se in dubbio.

Perché ogni ufficio può avere regole diverse.

Il Ministero dell’Interno potrebbe dire “solo IA on-premise”. Il Ministero della Cultura potrebbe dire “ChatGPT OK per traduzioni”. Il Ministero della Difesa potrebbe dire “L’IA è vietata. Punto”.

Il quadro normativo: AI Act + Legge 132/2025 + Linee Guida AgID

Facciamo ordine.

1. AI Act (UE 2024/1689)

Il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) è la normativa europea base.

2. Legge 132/2025

Legge 23 settembre 2025, n. 132 “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale” è la legge italiana specifica.

Entrata in vigore: 10 ottobre 2025.

3. Linee Guida AgID (Determinazione 17/2025)

Le Linee Guida per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione, adottate con la Determinazione n.17/2025.

Consultazione pubblica: 18 febbraio – 20 marzo 2025.

4. Strategia Italiana IA 2024-2026

Insieme al Dipartimento per la Trasformazione Digitale, AgID ha aggiornato la Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale, pubblicando l’edizione 2024-2026.

5. Decreto Ministero Lavoro 180/2025

Il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 17 dicembre 2025, n. 180, introduce ufficialmente le Linee guida per l’implementazione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro.

Quindi abbiamo: una legge UE, una legge italiana, linee guida AgID, una strategia nazionale, decreti ministeriali specifici.

Benvenuti in Italia, dove per usare ChatGPT ti serve un master in normativa.

Piano Triennale 2024-2026: i target

Il Piano triennale declina in linee di azione operative gli obiettivi per la Pubblica Amministrazione definiti nella Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026.

Target:

  • Dicembre 2025: Le PA adottano le Linee guida per lo sviluppo di applicazioni di IA
  • Dicembre 2026: Le PA adottano le applicazioni di IA a valenza nazionale
  • Dicembre 2026: Le PA adottano le basi dati nazionali strategiche

Quindi entro fine 2026, tutte le PA dovrebbero avere policy IA chiare.

In teoria.

In pratica? Vedremo.

Il rischio: “ma tanto l’ho fatto fare all’IA”

E qui arriva il vero problema.

Le Linee Guida si articolano in principi chiave: Conformità e Governance, Etica e Inclusione, Qualità e Affidabilità.

Ma nella pratica? Il rischio è che i funzionari usino l’IA come scusa.

“Ho sbagliato? Ma l’ha scritto ChatGPT, mica io“.

E no. Responsabilità umana e centralità della decisione finale affidata a una persona fisica.

Tu firmi = tu rispondi.

Il mio verdict da vecchio funzionario digitale

Guardate, io sono cresciuto nell’era dove se volevi copiare qualcosa, dovevi andare fisicamente in biblioteca, fotocopiare, e poi riscrivere a mano.

Oggi un funzionario può dire “ChatGPT, riassumimi questa legge” e in 10 secondi ha il riassunto.

È progresso? Sì.

È rischioso? Anche.

Perché con l’avvento di tecnologie sempre più avanzate, si rende necessario un quadro normativo che ne guidi l’uso responsabile ed etico.

E l’Italia, per una volta, si è mossa prima degli altri in Europa.

L’Italia interviene, prima in Europa, nel campo della regolazione dell’intelligenza artificiale.

Ma la legge è una cosa. L’applicazione pratica è un’altra.

E finché ogni Ministero fa policy diverse, finché i funzionari non sono formati, finché non ci sono strumenti ufficiali on-premise…

Il rischio è che l’IA nella PA resti teoria più che pratica.

E voi? Pensate che i funzionari pubblici dovrebbero usare l’IA, o è meglio restare al vecchio metodo carta e penna?

Se ti è piaciuto l’articolo, seguimi su FullStackGarage per altri pezzi su PA digitale, normativa IA, e il futuro della burocrazia italiana.

E lascia un commento: voglio sapere se anche voi pensate che le linee guida siano chiare o se servono altre 50 circolari per capirle.

Al prossimo articolo!

Ciucci Gilberto

Immagine FullStackGarage