Il 10 febbraio 2026 i dipendenti di Ubisoft Milano hanno iniziato uno sciopero di tre giorni, in parallelo con i colleghi francesi. Il motivo è diretto: l’azienda avrebbe imposto il rientro in ufficio cinque giorni su cinque, cancellando di fatto lo smart working. Non è solo una vertenza interna: è un caso che racconta un trend più ampio, il Return To Office (RTO), sempre più usato dalle grandi aziende come leva di riorganizzazione.

Return To Office (RTO): perché il “rientro obbligatorio” fa discutere

Negli ultimi anni diverse grandi aziende hanno stretto le politiche sul lavoro da remoto, raccontando il rientro come scelta utile per collaborazione e “cultura aziendale”. Ma c’è un altro effetto, spesso taciuto: l’RTO può spingere alcune persone ad andarsene.

Secondo una ricerca di BambooHR, una parte dei manager ha ammesso che le politiche di rientro sono state progettate anche per ottenere dimissioni volontarie. In pratica: non è un licenziamento, ma può diventare un modo per ridurre organici senza aprire procedure formali.

Perché in Italia (e Francia) l’RTO può diventare una “ristrutturazione silenziosa”

In contesti come Italia e Francia, licenziare è più complesso e costoso: tempi, procedure, trattative e costi sociali. Le dimissioni, invece, spostano gran parte del peso sul lavoratore.

Il rientro totale colpisce soprattutto chi, dopo la pandemia, ha ricostruito la vita intorno a un equilibrio diverso: casa fuori città, figli, assistenza familiare, costi calcolati. A quel punto la scelta diventa concreta: reggere Milano cinque giorni a settimana oppure cercare altro. Non sempre è una preferenza: spesso è sostenibilità.

Il caso Ubisoft Milano nel contesto della crisi del gaming

Ubisoft arriva in una fase complicata per l’industria: dopo il boom pandemico, il settore ha attraversato una contrazione con migliaia di licenziamenti globali e progetti cancellati. In questo scenario, per i sindacati il rientro in sede può essere letto come parte di una riorganizzazione più ampia: non per forza dichiarata, ma efficace.

Cosa serve davvero: smart working come accordo, non come favore

Se lo smart working resta una concessione revocabile, basta una comunicazione interna per ribaltare la vita delle persone. Se invece è una condizione di lavoro, allora va trattata come tale: contrattata, formalizzata, modificabile solo con accordi.

Lo sciopero di Ubisoft Milano, in questo senso, è un segnale: il “tasto pausa” non riguarda un gioco. Riguarda il lavoro. RTO: collaborazione o pressione? Dimmi nei commenti da che parte lo vedi. Cesare Gennaro

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