Ti dico la verità: quando sento la parola Painkiller mi viene ancora in mente quell’FPS ignorante al punto giusto: demoni, ritmo martellante, zero chiacchiere, solo tu e il mouse che fuma.
Poi arriva il reboot… e scopri che la direzione è cambiata. Coop, online, struttura pensata per giocare insieme. Non sbagliata di per sé, intendiamoci, ma diciamo che per molti veterani è stato un po’ come ritrovare la birra preferita… analcolica.
Il nuovo capitolo, sviluppato da Anshar Studios e pubblicato da Saber Interactive, ha scelto infatti un’impostazione molto più orientata alla cooperativa e alla rigiocabilità rispetto all’esperienza originale.
Una scelta dichiarata e coerente con il design moderno, anche perché oggi l’industria guarda parecchio a engagement e longevità, ma che non ha convinto tutti.
Secondo analisi di settore e dati raccolti dopo il lancio, l’accoglienza su Steam si è attestata attorno al 55% di recensioni positive, segno che la community non è stata esattamente travolta dall’entusiasmo.
E alcune recensioni hanno sottolineato come la forte componente cooperativa abbia allontanato il titolo dallo spirito originale dello sparatutto del 2004, quello da lupo solitario, non da squadra tattica su Discord.
Ora, io non ho nulla contro il multiplayer.
Ho passato anni a urlare contro perfetti sconosciuti alle 2 di notte (esperienza formativa, consiglio a tutti).
Ma Painkiller era un’altra cosa: era catarsi personale, era terapia anger-management versione pixel.
Il reboot invece è stato costruito attorno a missioni pensate per essere affrontate con altri giocatori o con bot IA, scelta perfettamente sensata lato design moderno, meno lato memoria affettiva.
E questo ha generato parecchio rumore nella community, come evidenziato da varie analisi critiche che hanno parlato di identità cambiata in modo drastico rispetto alla serie storica.
Ed eccoci alla parte interessante, quella che mi fa apprezzare quando uno studio ascolta invece di fare spallucce: attraverso il supporto ufficiale e le informazioni legate alle FAQ del gioco, è emersa l’attivazione di un test tecnico dedicato al single player puro, accessibile tramite build separata su Steam chiamata: “Painkiller – Technical Test”.
La modalità permette di giocare senza altri giocatori e senza bot. Solo tu, i mostri e le tue decisioni discutibili alle 23.
Il test rientra nel lavoro di aggiornamento e supporto continuo del team, che sta raccogliendo feedback per capire come evolvere l’esperienza.
E questo, al di là del risultato finale, è già un segnale importante: il dialogo con la community non è morto, forse ancora esiste una luce in fondo al tunnel.
Secondo me significa tre cose ossia che Il modello “tutto online sempre” non è universale, Le serie storiche hanno un’identità difficile da riscrivere e infine Il giocatore veterano, quello che ha visto nascere LAN party e modem rumorosi (come il sottoscritto) non è ancora pronto a farsi pensionare.
Il Technical Test non garantisce che Painkiller tornerà quello di una volta ma dimostra che la rotta può essere corretta. E nel gaming moderno non è poco.
Io continuerò a seguirne l’evoluzione, più per curiosità culturale che per nostalgia. Perché questi casi raccontano molto su come sta cambiando l’industria.
Ma ora tocca a te: sei team cooperativa o team “lasciatemi sparare in pace”?
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Ciao e al prossimo articolo!
Ciucci Gilberto




