Ultrasuoni focalizzati transcranici, neuroni a centimetri sotto il cranio, e la domanda definitiva: “Ma come funziona ‘sta benedetta coscienza?” Spoiler: nessuno lo sa ancora. Ma il MIT ci sta provando con una tecnica che sembra uscita da Cyberpunk 2077.
Ricordo quando su Amiga 500 caricavo “The Secret of Monkey Island” e aspettavo 10 minuti che leggesse il floppy disk. E mentre aspettavo, pensavo: “Ma come fa il mio cervello a trasformare questi pixel in un’avventura pirata?”
Ora, nel 2026, i ricercatori del MIT si stanno facendo la stessa domanda. Solo che invece di Guybrush Threepwood, studiano come il cervello trasforma l’attività elettrochimica in pensieri, emozioni ed esperienze.
E per farlo hanno deciso di usare ultrasuoni focalizzati transcranici per stimolare regioni cerebrali profonde senza aprire il cranio.
Sì, avete capito bene. Stanno usando gli ultrasuoni per modulare l’attività cerebrale e capire quali neuroni generano la coscienza.
Benvenuti nell’era dove hackerare il cervello non è più fantascienza, è scienza vera.
Il “problema difficile” della coscienza (che fa impallidire anche Dark Souls)
La coscienza è famosamente un “problema difficile” della scienza: non sappiamo precisamente come la materia fisica nel nostro cervello si traduca in pensieri, sensazioni e sentimenti.
Tradotto: abbiamo mappato il genoma umano, mandato robot su Marte, creato intelligenze artificiali che battono i campioni mondiali di scacchi… ma non abbiamo la più pallida idea di come funzioni la nostra stessa coscienza.
È come se avessimo finito tutti i livelli di un gioco ma non avessimo mai capito i controlli.
E fino ad ora, gli scienziati potevano solo osservare cosa succede nel cervello. Con risonanze magnetiche, elettroencefalogrammi e altre tecniche, registravano l’attività neurale mentre le persone guardavano immagini o facevano compiti cognitivi.
Ma c’era un problema fondamentale: Non è chiaro se l’attività cerebrale misurata rappresenti la generazione della coscienza o una mera conseguenza della coscienza.
È tipo: vedo che questi neuroni si attivano quando guardi una luce. Ma sono quei neuroni che creano l’esperienza di vedere la luce, o si attivano semplicemente come effetto collaterale?
Causa o conseguenza? Chicken or egg?
Nessuno lo sapeva. Fino ad ora.
Entra in scena: l’ultrasuono focalizzato transcranico (aka “il raggio traente del cervello”)
Gli ultrasuoni focalizzati transcranici sono non invasivi e raggiungono più in profondità nel cervello, con maggiore risoluzione, rispetto ad altre forme di stimolazione cerebrale come la stimolazione magnetica o elettrica transcranica.
Praticamente funziona così: Invia onde acustiche attraverso il cranio e le concentra su un obiettivo preciso, a volte largo solo pochi millimetri.
E il bello è che può raggiungere strutture profonde del cervello senza chirurgia. È veramente la prima volta nella storia che si può modulare l’attività profonda nel cervello, a centimetri dalla superficie del cranio, esaminando strutture sottocorticali con alta risoluzione spaziale.
Prima, per toccare quelle zone, dovevi aprire il cranio. Ora? Basta puntare gli ultrasuoni.
Ci sono molti circuiti emotivi interessanti che sono profondi nel cervello, ma fino ad ora non potevi manipolarli al di fuori della sala operatoria.
Il piano del MIT: “roadmap” per hackerare la coscienza
Due ricercatori del MIT stanno pianificando esperimenti e hanno pubblicato un nuovo paper che chiamano “roadmap” per usare questo strumento per studiare la coscienza.
I protagonisti? Daniel Freeman, membro dello staff tecnico al MIT Lincoln Laboratory, e Matthias Michel, professore associato nel Department of Philosophy and Linguistics del MIT.
Insieme a Brian Odegaard (University of Florida) e Seung-Schik Yoo (Harvard Medical School), hanno pubblicato lo studio “Transcranial focused ultrasound for identifying the neural substrate of conscious perception” su Neuroscience & Biobehavioral Reviews.
Il loro obiettivo? Questo strumento non è solo utile per la medicina o persino per la scienza di base, ma potrebbe anche aiutare ad affrontare il problema difficile della coscienza. Può indagare dove nel cervello sono i circuiti neurali che generano un senso del dolore, un senso della vista, o persino qualcosa di complesso come il pensiero umano.
E adesso arriva la parte fichissima.
Causa ed effetto: finalmente possiamo stabilire chi comanda
Questa capacità di alterare direttamente l’attività cerebrale potrebbe aiutare a risolvere questioni di lunga data su causa ed effetto nella ricerca sulla coscienza.
Tradotto: invece di dire “questi neuroni si accendono quando vedi la luce“, adesso possono dire “se spengo questi neuroni, non vedi più la luce“.
È una cosa dire se questi neuroni hanno risposto elettricamente. È un’altra cosa dire se una persona ha visto la luce.
Questo cambia tutto. Perché finalmente possono fare esperimenti tipo:
- Stimolo la corteccia visiva → la persona vede luci anche se non ci sono?
- Spengo il talamo → la persona perde coscienza?
- Tocco la corteccia prefrontale → cambia la percezione del dolore?
I ricercatori propongono di usare gli ultrasuoni focalizzati per esplorare domande come: quale ruolo ha la corteccia prefrontale nella percezione? La consapevolezza dipende dall’attività cerebrale locale o da reti su larga scala? Come le regioni cerebrali separate combinano le informazioni in un’esperienza unica? Che parte giocano le strutture sottocorticali nella consapevolezza cosciente?
Il dolore: il mistero più wtf del cervello
Le persone spesso ritraggono la mano da una superficie calda prima di sentire consciamente il dolore. Questo solleva domande su dove e come viene effettivamente generata la sensazione del dolore.
Freeman stesso ha detto: È una domanda di scienza di base, come viene generato il dolore nel cervello. Ed è sorprendente che ci sia così tanta incertezza.
Pensateci: ritrai la mano PRIMA di sentire dolore. Il tuo corpo reagisce prima che la tua coscienza se ne accorga.
Quindi dove nasce il dolore? Nella corteccia? Nelle strutture profonde sottocorticali?
Nessuno lo sa. Ma con gli ultrasuoni focalizzati, il MIT può finalmente testarlo.
Il MIT Consciousness Club: i nerd della coscienza si organizzano
Insieme a Earl Miller, il Picower Professor of Neuroscience nel Department of Brain and Cognitive Sciences del MIT, Michel è co-fondatore del MIT Consciousness Club, uno sforzo interdisciplinare per stimolare ulteriori studi accademici sulla coscienza, nel campus e in altre istituzioni dell’area di Boston.
Il MIT Consciousness Club è supportato in parte dal MITHIC, il MIT Human Insight Collaborative, un’iniziativa sostenuta dalla School of Humanities, Arts, and Social Sciences.
In pratica hanno creato un club di ricercatori, filosofi, fisici e biologi che si riuniscono ogni mese per discutere come hackerare il cervello e capire la coscienza.
E onestamente? Mi ricorda i LAN party degli anni ’90, solo che invece di giocare a Quake, cercano di capire come funziona l’esistenza.
Ma funzionerà? Boh, proviamoci
È uno strumento nuovo, quindi non sappiamo davvero fino a che punto funzionerà. Ma sento che c’è basso rischio e alta ricompensa – perché non prendere questa strada?
Onestà brutale? Mi piace.
Non stanno vendendo questa tecnologia come la chiave magica della coscienza. Stanno dicendo: “Proviamoci, che male c’è?“
E nel frattempo, Il MIT Lincoln Laboratory ha recentemente lanciato una nuova iniziativa volta ad affrontare una delle domande più difficili della neuroscienza: come sorge l’esperienza cosciente dall’attività cerebrale.
Stanno già pianificando esperimenti sulla corteccia visiva, poi passeranno a regioni frontali, poi dolore, poi emozioni.
Insomma, hanno un piano. E hanno lo strumento giusto.
Il mio verdetto da vecchio gamer filosofico
Guardate, io sono cresciuto giocando a giochi dove dovevo immaginare che quattro pixel fossero un drago. E funzionava. La mia coscienza trasformava quei pixel in un’esperienza.
Ora abbiamo scienziati che possono letteralmente sparare ultrasuoni nel cervello per capire come quell’esperienza viene generata.
E sì, fa paura. Perché se capiamo come funziona la coscienza, apriamo porte che forse non siamo pronti ad attraversare.
Ma allo stesso tempo? Voglio saperlo.
Voglio sapere se la coscienza è solo un’illusione emergente. Voglio sapere se c’è un “interruttore” da qualche parte nel cervello che la accende. Voglio sapere se siamo davvero padroni del nostro destino o solo NPC con l’illusione del libero arbitrio.
E se per scoprirlo dobbiamo usare ultrasuoni focalizzati transcranici, ben venga.
Tanto ormai viviamo già in un mondo dove l’IA diagnostica meglio dei medici, i robot guidano macchine, e possiamo stampare organi in 3D.
Perché non dovremmo anche capire come funziona il nostro stesso cervello?
E voi? Siete curiosi di sapere come funziona la coscienza, o preferite restare nel mistero?
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E lascia un commento: voglio sapere se pensate che scopriremo come funziona la coscienza, o se è una di quelle domande destinate a restare senza risposta.
Al prossimo articolo!
Ciucci Gilberto




