Ricordo quando su Amiga 1200 usavo Deluxe Paint e pensavo di essere creativo perché sapevo fare gradienti a 256 colori.
Oggi? Un team guidato dal Professor Karim Jerbi dal Dipartimento di Psicologia dell’Université de Montréal, includendo il pioniere dell’IA Yoshua Bengio, ha appena pubblicato il più grande studio comparativo mai condotto sulla creatività dei grandi modelli linguistici versus umani.
E i risultati? Pubblicati su Scientific Reports (Nature Portfolio), i risultati rivelano che l’IA generativa ha raggiunto una pietra miliare importante: ora può superare la creatività umana media. Tuttavia, gli individui più creativi superano ancora chiaramente anche i migliori sistemi di IA.
Centomila umani testati. GPT-4, Claude, Gemini sfidati.
Risultato? Pareggio parziale. L’IA batte Joe Medio. Ma perde contro Joe Genio.
Bentornati nel futuro dove l’IA è più creativa del tuo collega che fa sempre le stesse battute, ma meno creativa del tuo amico che scrive poesie alle 3 di notte.
Il test: 10 parole il più distanti possibile
Per confrontare la creatività umana con quella dei sistemi di IA, il team di ricerca si è affidato a diversi approcci complementari. Il principale è il Divergent Association Task (DAT), uno strumento usato in psicologia per misurare la creatività divergente, la capacità di generare molte idee varie e originali da un singolo punto di partenza. Sviluppato dal co-autore dello studio Jay Olson, il DAT chiede ai partecipanti (umani o IA) di produrre dieci parole che siano il più semanticamente diverse possibile l’una dall’altra. Per esempio, un partecipante altamente creativo potrebbe suggerire: “galassia, forchetta, libertà, alghe, armonica, quantistico, nostalgia, velluto, uragano, fotosintesi“.
E come funziona? Più alta è la distanza semantica media tra le parole, più alto è il punteggio. Le prestazioni su questo test negli umani correlano con altri test di creatività ben stabiliti che si concentrano sulla generazione di idee, scrittura e risoluzione creativa di problemi. Ma in modo cruciale, è anche veloce da completare, il che ha permesso ai ricercatori di testare una coorte molto più grande di umani via internet.
Praticamente: hai 4 minuti. Scrivi 10 parole. Più sono diverse, più sei “creativo”.
Semplice? In apparenza.
Difficile? Molto.
Perché il tuo cervello tende a rimanere in categorie familiari. Dici “gatto” e il cervello pensa subito “cane”, non “fotosintesi”.
I numeri: IA > media, ma top 50% > IA
Lo studio ha testato la creatività di diversi grandi modelli linguistici (inclusi ChatGPT, Claude, Gemini e altri) e ha confrontato le loro prestazioni con quella di 100.000 partecipanti umani.
E i risultati?
Alcuni modelli di IA basati su grandi modelli linguistici possono ora superare la creatività umana media in compiti ben definiti.
MA:
Le analisi condotte dai due co-primi autori dello studio, il ricercatore postdottorale Antoine Bellemare-Pépin (Université de Montréal) e il candidato PhD François Lespinasse (Université Concordia), rivelano una realtà nuova e intrigante. Mentre alcuni sistemi di IA generativa ora superano la creatività umana media, i livelli più alti di creatività restano distintamente umani. In effetti, la prestazione media della metà più creativa dei partecipanti supera quella di tutti i modelli di IA testati, e il top 10% degli individui più creativi apre un divario ancora più ampio.
Quindi:
- IA vs media: IA vince
- IA vs top 50%: umani vincono
- IA vs top 10%: umani stravincono
“Il nostro studio mostra che alcuni sistemi di IA basati su grandi modelli linguistici possono ora superare la creatività umana media su compiti ben definiti“, spiega il Professor Karim Jerbi. “Questo risultato può essere sorprendente, persino inquietante, ma il nostro studio evidenzia anche un’osservazione ugualmente importante: anche i migliori sistemi di IA restano ancora al di sotto dei livelli raggiunti dagli umani più creativi“.
Il trucco: modulare la “temperature”
E qui arriva la parte tosta.
Questi risultati hanno naturalmente portato i ricercatori a una domanda chiave: può la creatività dell’IA essere modulata? Lo studio mostra che può: in particolare regolando la temperature del modello, un parametro tecnico che controlla quanto prevedibili o audaci sono le risposte generate. A bassa temperature, l’IA produce output cauti e prevedibili; a temperature più alta, introduce più casualità, prende maggiori rischi e incoraggia il sistema ad andare oltre i percorsi battuti, generando associazioni più varie e originali.
Praticamente:
- Temperature bassa (es. 0.2): “gatto, cane, topo, uccello, pesce…“
- Temperature alta (es. 0.9): “galassia, forchetta, quantistico, nostalgia, fotosintesi…“
E funziona anche con il prompting: Lo studio mostra anche che il modo in cui le istruzioni sono formulate influenza fortemente la creatività dell’IA. Per esempio, una strategia di prompting basata sull’etimologia, incoraggiando il modello ad attingere alle origini e alla struttura delle parole, porta ad associazioni meno ovvie e punteggi di creatività più alti.
Quindi come chiedi all’IA conta quanto l’IA stessa.
È tipo quando su IRC negli anni ’90 se chiedevi “ciao” ricevevi “ciao”, ma se chiedevi “dimmi qualcosa di interessante sull’etimologia della parola ‘ciao'” ottenevi conversazioni molto più profonde.
Beyond DAT: haiku, trame, racconti brevi
E il team non si è fermato al DAT.
I ricercatori Antoine Bellemare-Pépin, ricercatore postdottorale all’Université de Montréal, e François Lespinasse, dottorando alla Concordia University (co-primi autori dello studio), hanno confrontato le prestazioni di umani e IA nella composizione di haiku (brevi componimenti poetici di tre versi), nella scrittura di trame cinematografiche e nella produzione di racconti brevi. Anche in questi contesti più articolati, il pattern si è ripetuto: mentre i sistemi IA talvolta superavano la performance media umana, i creatori umani più abili hanno costantemente prodotto opere più originali e di qualità superiore.
Quindi: Haiku stesso pattern, Trame film stesso pattern, Racconti brevi stesso pattern.
L’IA è mediamente brava. Ma non eccezionale.
Il team: Jerbi, Bengio, Olson
L’articolo “Divergent creativity in humans and large language models” è stato pubblicato su Scientific Reports il 21 gennaio 2026. Lo studio rappresenta una collaborazione eccezionale tra ricercatori dell’Université de Montréal, Université Concordia, University of Toronto Mississauga, Mila (Quebec AI Institute) e Google DeepMind. La ricerca è stata guidata dal Professor Karim Jerbi, con co-primi autori Antoine Bellemare-Pépin (Université de Montréal) e François Lespinasse (Université Concordia). Il team include anche Yoshua Bengio, fondatore di Mila e LoiZéro, e uno dei pionieri mondiali del deep learning: la tecnologia alla base dei moderni sistemi di IA come ChatGPT.
Quindi non è uno studio fatto da una startup. È:
- Université de Montréal (top tier)
- Mila (Quebec AI Institute, uno dei migliori al mondo)
- Google DeepMind (i creatori di AlphaGo)
- Yoshua Bengio (Turing Award winner, pioniere deep learning)
Questo è peer-reviewed, pubblicato su Nature Portfolio, con 100K partecipanti.
Non è clickbait. È scienza seria.
La citazione chiave: “l’IA non sostituirà i creatori”
“Anche se l’IA può ora raggiungere creatività di livello umano su certi test, dobbiamo andare oltre questo senso fuorviante di competizione“, dice il Professor Karim Jerbi. “L’IA generativa è soprattutto diventata uno strumento estremamente potente al servizio della creatività umana: non sostituirà i creatori, ma trasformerà profondamente come immaginano, esplorano e creano, per coloro che scelgono di usarla“.
E conclude: “Confrontando direttamente capacità umane e macchina, studi come il nostro ci spingono a ripensare cosa intendiamo per creatività“.
Il mio verdetto da vecchio creativo digitale
Guardate, io sono cresciuto facendo demo su Amiga. Passavo ore a codificare effetti grafici pixel per pixel. E quando vedevo una demo migliore della mia, pensavo: “Cazzo, quello è più bravo di me”.
Non pensavo “quella demo mi sostituirà”. Pensavo “devo diventare più bravo”.
E ora? L’IA generativa ha raggiunto una pietra miliare importante: ora può superare la creatività umana media.
Ma media è la parola chiave.
Se sei mediocre, sì, l’IA ti batte. Ma se sei nel top 50%? L’IA perde.
E se sei nel top 10%? L’IA non ti arriva nemmeno ai piedi.
“Questo risultato può essere sorprendente, persino inquietante, ma il nostro studio evidenzia anche un’osservazione ugualmente importante: anche i migliori sistemi di IA restano ancora al di sotto dei livelli raggiunti dagli umani più creativi“.
E personalmente? Trovo questo rassicurante.
Perché significa che l’eccellenza creativa rimane umana. L’IA può fare bene. Ma gli umani migliori fanno meglio.
E per i professionisti creativi, Jerbi dice che il divario persistente tra i top performer umani e persino i modelli più avanzati dovrebbe fornire qualche rassicurazione. Ma pensa anche che i risultati suggeriscano che le persone dovrebbero prendere questi modelli seriamente come potenziali collaboratori creativi.
Collaboratori. Non sostituti.
E voi? Siete nel top 10% creativo, o siete nella media che l’IA sta già battendo?
Se ti è piaciuto l’articolo, seguimi su FullStackGarage per altri pezzi su creatività, IA, e studi scientifici che ridefiniscono cosa significa essere umani.
E lascia un commento: voglio sapere se anche voi pensate che l’IA sia un collaboratore o una minaccia per i creativi.
Al prossimo articolo!
Ciucci Gilberto




