Lecheval e Romanczuk (TU Berlin): droni, tracking automatico e IA rivelano come nascono decisioni collettive senza “capo”. Da formiche a swarm robotics: quando il gruppo è più intelligente del singolo. Paper su Royal Society Interface 2026.
Ricordo quando su Amiga 500 giocavo a “Lemmings” e pensavo: “Ma come fanno questi esserini stupidi a comportarsi tutti insieme come se fossero un organismo unico?“
Oggi, nel 2026, i ricercatori si fanno la stessa domanda. Solo che invece di Lemmings studiano formiche, stormi, banchi di pesci e usano droni, IA e realtà virtuale per capirlo.
E la risposta? “I progressi nelle tecnologie della IA, tracciamento automatizzato e rilevamento stanno consentendo osservazioni e analisi dettagliate del comportamento collettivo degli animali, rivelando come il coordinamento emerga attraverso l’interazione.”
Benvenuti nell’era dove l’IA ci spiega come funziona l’intelligenza collettiva. E no, non sto parlando di gruppi WhatsApp.
Il paper: Lecheval e Romanczuk ridefiniscono il campo
Valentin Lecheval e Pawel Romanczuk sostengono che: “le questioni scientifiche attuali e future del settore richiederanno una riorganizzazione dell’interdisciplinarità, con una stretta integrazione di tecnologie quali il tracciamento automatico, l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale con quadri teorici.”
Entrambi gli autori sono membri del Cluster of Excellence Science of Intelligence (SCIoI) presso l’Università Tecnica di Berlino, dove l’intelligenza viene studiata non solo nei singoli cervelli, ma come qualcosa che può emergere attraverso l’interazione.
E qui sta il punto chiave: l’intelligenza non è solo individuale. Può emergere dall’interazione tra individui.
È tipo quando su IRC negli anni ’90 organizzavamo raid su MUD: nessuno di noi era un genio strategico, ma insieme riuscivamo a coordinare attacchi complessi.
Il problema: seguire centinaia di animali era impossibile
Seguire manualmente decine o centinaia di animali in movimento è estremamente difficile.
Provate voi a guardare 200 formiche contemporaneamente e capire chi sta facendo cosa. Impazzite in 5 minuti.
E invece oggi? I sistemi di tracciamento automatizzati seguono contemporaneamente ogni animale di un gruppo. Le registrazioni dei droni catturano i movimenti su vaste aree. L’intelligenza artificiale (IA) individua schemi nascosti all’interno di enormi set di dati.
Praticamente:
- Droni filmano dall’alto (senza disturbare)
- Tracking automatico segue ogni singolo animale
- IA trova pattern che l’occhio umano non vedrebbe mai
Gli esperimenti di realtà virtuale consentono un controllo accurato degli ambienti durante gli studi sugli animali.
Sì, avete letto bene: realtà virtuale per animali. Per testare come reagiscono a stimoli controllati.
È tipo Matrix, ma per pesci.
Le formiche: stupide da sole, geni in gruppo
Una singola formica ha informazioni molto limitate sull’ambiente che la circonda. Eppure una colonia riesce a trovare i percorsi più efficienti verso il cibo, a reagire agli ostacoli e a riorganizzarsi rapidamente se le condizioni cambiano.
E come ci riescono? Nessuno lo sa con certezza.
I modelli di intelligenza artificiale (IA) possono apprendere strategie di movimento basate sul successo in compiti come la ricerca di cibo o la sopravvivenza. Tali modelli aiutano a testare le teorie sulla memoria, la percezione e l’apprendimento negli animali.
Praticamente l’IA impara a comportarsi come una formica, poi gli scienziati vedono quali strategie funzionano e capiscono come le formiche vere prendono decisioni.
È reverse engineering biologico.
Il pesce non è stupido: segue regole di attrazione, allineamento, repulsione
I banchi di pesci ne sono un buon esempio. Il movimento dipende da attrazione, allineamento e repulsione. Metodi recenti estraggono regole di interazione dai dati di movimento utilizzando l’intelligenza artificiale.
Tre regole basilari:
- Attrazione → non stare troppo lontano
- Allineamento → nuota nella stessa direzione degli altri
- Repulsione → non sbattere contro i compagni
E da queste tre regole semplicissime emergono comportamenti complessi: evasione da predatori, ricerca di cibo, migrazione coordinata.
Tuttavia, la maggior parte degli studi si concentra solo su poche specie conservate in laboratorio. La limitata copertura delle specie rende difficile il confronto e limita la comprensione dell’evoluzione e dell’ecologia.
Quindi il prossimo passo? Applicare gli stessi metodi a centinaia di specie diverse per capire come l’evoluzione ha modellato questi comportamenti.
Il problema: tecnologia diverso da comprensione
Tuttavia, la tecnologia da sola non può rispondere a domande più profonde. Lecheval e Romanczuk spiegano che il progresso necessita di idee e modelli condivisi tra le diverse discipline:
“Le numerose e complesse questioni del comportamento collettivo possono essere affrontate solo con molteplici quadri teorici e nuovi approcci empirici“, hanno osservato gli autori.
Praticamente: non basta avere droni fighi e IA potente. Serve teoria.
Serve che biologi, fisici, matematici e informatici parlino la stessa lingua e condividano modelli.
Altrimenti accumuli dati ma non capisci un cazzo.
È tipo quando negli anni ’90 scaricavi warez senza capire come funzionava il crack. Funzionava, ma non sapevi perché.
Swarm robotics: da formiche a robot autonomi
E qui arriva la parte figa.
Le idee derivanti dal comportamento collettivo influenzano oggi molti campi. La robotica a sciame utilizza robot semplici che cooperano senza leader.
Swarm robotics = tanti robot stupidi che collaborano senza un “capo”.
Le applicazioni future includono il monitoraggio ambientale, l’agricoltura, la ricerca e il soccorso e la rimozione delle microplastiche.
Immagina:
- Sciami di mini-robot che raccolgono microplastiche negli oceani
- Droni agricoli che coordinano autonomamente senza controllo centrale
- Robot di soccorso che si organizzano da soli in zone disastrate
Tutto basato su comportamenti collettivi osservati negli animali.
Medicina: capire come si muovono le cellule tumorali
La ricerca sul movimento collettivo delle cellule informa gli studi sul cancro.
Sì, anche le cellule tumorali si muovono collettivamente. E capire come si coordinano può aiutare a fermarle.
È tipo studiare come le formiche trovano il cibo, ma invece di formiche sono cellule cancerose che invadono tessuti.
Gestione folle: evacuare edifici senza panico
Gli architetti utilizzano modelli di comportamento collettivo per migliorare l’evacuazione della folla e la sicurezza degli edifici.
Capire come si muovono gli animali in gruppo aiuta a progettare:
- Uscite di emergenza migliori
- Flussi di persone negli stadi
- Evacuazioni più sicure
Perché anche noi umani, quando siamo in panico, ci comportiamo come banchi di pesci.
La sfida: modelli integrati che collegano movimento e decisione
Lecheval e Romanczuk sostengono modelli integrati che collegano il movimento al processo decisionale su scale temporali.
Il problema? Finora si studiavano separatamente:
- Come si muovono gli animali
- Come prendono decisioni
Ma nella realtà? Le due cose sono collegate.
Un pesce non prima decide “vado a sinistra” e poi si muove. Decide mentre si muove.
E l’IA aiuta a modellare questo processo integrato.
Il mio verdetto da vecchio nerd bio-filosofico
Guardate, io sono cresciuto giocando a SimAnt su PC, dove controllavi una colonia di formiche contro altre colonie.
E anche allora mi chiedevo: ma come fanno le formiche vere a essere così coordinate?
Ora, grazie a progressi nello svillupo di AI, sensing technologies and modeling, finalmente stiamo capendo.
E la risposta è affascinante: non c’è un capo. Non c’è una formica regina che dice “tu vai lì, tu vai là”.
Ogni individuo segue regole semplicissime. E dalla somma di queste regole emerge intelligenza collettiva.
È tipo emergent gameplay nei videogiochi. Nessuno ha programmato esplicitamente quel comportamento, ma emerge dalle interazioni.
E ora? La ricerca sul comportamento collettivo offre oggi un quadro più ampio per comprendere il coordinamento e l’intelligenza nei sistemi viventi e ingegnerizzati.
Stiamo applicando questi principi a:
- Robot che si coordinano senza leader
- Cellule che si organizzano in tessuti
- Persone che evacuano edifici
- Sistemi artificiali di ogni tipo
E personalmente? Trovo bellissimo che dopo decenni di studio su intelligenza individuale (cervello, neuroni, sinapsi), ora scopriamo che l’intelligenza può essere anche collettiva.
Non serve un cervello gigante. Bastano tante unità stupide che seguono regole semplici.
È democratico, in un certo senso. E funziona meglio.
E voi? Pensate che l’intelligenza collettiva sia il futuro, o siamo destinati a centralizzare tutto con super-IA individuali?
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E lascia un commento: voglio sapere se anche voi pensate che gli sciami di robot saranno il futuro, o se preferite i singoli super-robot stile Terminator.
Al prossimo articolo!
Ciucci Gilberto




