L’intelligenza artificiale di Google sbarca al Dipartimento della Difesa con agenti pronti all’azione.

Mentre Anthropic viene messa fuori gioco dal governo americano per aver rifiutato di allentare i propri controlli etici, Google ha deciso di colmare immediatamente lo spazio vuoto. La società di Mountain View ha iniziato a distribuire agenti di intelligenza artificiale basati sul modello Gemini a oltre tre milioni di dipendenti civili e militari del Pentagono. La manovra avviene in un momento di forte tensione politica e segna un nuovo capitolo nella corsa agli armamenti digitali.

Automazione tattica e comandi in linguaggio naturale

L’accordo prevede la fornitura di otto agenti preconfigurati progettati per gestire compiti di routine con estrema velocità. Questi assistenti digitali si occuperanno di riassumere i verbali delle riunioni e di pianificare i bilanci. Verificheranno inoltre la coerenza delle operazioni proposte con la strategia di difesa nazionale. Jim Kelly, vice-direttore di Google, ha confermato che il personale potrà anche generare assistenti personalizzati usando semplici comandi in linguaggio naturale. Al momento il sistema gira solo su reti non classificate, ma sono già in corso trattative per portare la potenza di calcolo nei settori segreti.

Il portale GenAI.mil e il collo di bottiglia umano

Il portale dedicato alla difesa ospita già il programma di conversazione di Google, utilizzato regolarmente da circa 1,2 milioni di persone. I registri di sistema mostrano dati impressionanti: quaranta milioni di suggerimenti testuali inviati e più di quattro milioni di documenti caricati sui server. Nonostante l’entusiasmo per lo strumento, la velocità del software supera quella dei dipendenti. Solo una minima parte del personale ha completato il percorso di formazione, mentre le liste per i corsi di aggiornamento risultano già sature. Questo scenario evidenzia un evidente collo di bottiglia nell’istruzione dei militari che dovrebbero supervisionare le macchine.

Il ritorno al settore bellico e le proteste interne

Il ritorno di Google nei corridoi del Pentagono rappresenta un netto cambio di rotta rispetto al 2018. All’epoca, il progetto Maven scatenò proteste massicce contro l’uso della visione artificiale nei droni. Da allora le restrizioni sono state allentate sensibilmente. All’inizio di febbraio 2026, Google ha modificato i propri princìpi etici proprio per consentire collaborazioni legate alla sorveglianza e allo sviluppo di sistemi per la difesa. Nonostante la lettera aperta firmata da circa 900 dipendenti contrari a questa direzione, la dirigenza ha scelto di procedere con i nuovi contratti governativi per non cedere terreno ai concorrenti come OpenAI e xAI.

Il mio verdetto da sistemista che installava i driver col floppy

Vedere Google che torna a braccetto con i militari dopo le promesse del 2018 è come vedere un programma che ignora il file di configurazione per fare di testa sua. Mentre Anthropic ha preferito restare fuori dal perimetro bellico, Mountain View ha aggiornato il proprio codice etico per non perdere il treno dei contratti miliardari. La vera sfida non sarà solo gestire i dati segreti, ma capire quanto controllo resterà in mano umana quando milioni di agenti digitali inizieranno a dettare le strategie di difesa nazionale.

Voi cosa ne pensate di questo ritorno di fiamma tra Big G e il Pentagono? Scrivetelo nei commenti!

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Ciucci Gilberto