All’inizio di quest’anno è nato FullStackGarage.
Non è nato da una riunione perfetta, da un piano editoriale scritto con il righello o da una strategia costruita a tavolino da qualche guru del web con la camicia stirata anche nei pensieri.
È nato da qualcosa di molto più reale: una delusione, una voglia di rivincita e la necessità di creare uno spazio libero.
Prima di FullStackGarage avevo fatto parte di un altro progetto editoriale legato al mondo dei motori. Un’esperienza in cui ho creduto, a cui ho dedicato tempo e passione, ma che purtroppo non è mai riuscita a diventare davvero quello che avrebbe potuto essere.
A un certo punto sono arrivate scelte discutibili, occasioni gestite male, promesse forse troppo grandi e una visione che non riuscivo più a condividere. Quando ti accorgi che stai provando a costruire qualcosa, ma il volante non lo stai più tenendo tu e la direzione non ti convince, hai due possibilità: restare fermo a guardare il muro che si avvicina, oppure scendere e costruirti la tua strada.
Io ho scelto la seconda.
Da lì è nata l’idea di FullStackGarage, insieme a un amico prima ancora che socio: Gilberto.
L’obiettivo era semplice, ma per noi fondamentale: creare un blog dove parlare di tecnologia, motori, passione, idee, novità e opinioni senza catene ai polsi e senza il freno a mano tirato.
Un posto dove poter dire quello che pensiamo davvero.
Con rispetto, certo. Sempre.
Ma senza dover trasformare ogni frase in acqua tiepida per non disturbare nessuno.
FullStackGarage è nato così: metà codice, metà benzina. Un po’ laboratorio digitale, un po’ garage con la saracinesca alzata. Un posto dove puoi trovare tecnologia, motori, riflessioni, prove, pensieri sparsi e quella voglia sana di guardare le cose da un punto di vista nostro, senza dover rincorrere per forza la moda del momento.
Il progetto è partito bene. Ha iniziato a muoversi, a crescere, a prendere forma.
Poi, però, come spesso succede, la vita ha deciso di infilarsi in mezzo.
Problemi familiari, salute, responsabilità, persone care che hanno bisogno di attenzioni continue. Situazioni pesanti, una dietro l’altra, che si sommano e ti portano via tempo, energie e lucidità.
E quando vivi certi periodi, non perdi solo ore della giornata.
Perdi spazio mentale.
Perdi concentrazione.
Perdi quella leggerezza minima che serve per sederti davanti a una pagina bianca e scrivere qualcosa che abbia davvero senso.
Così mi sono fermato.
Non perché non credessi più in FullStackGarage.
Anzi, esattamente il contrario.
Mi sono fermato perché la testa, semplicemente, era altrove. In quei momenti puoi avere mille idee, mille articoli in mente, mille cose da dire. Ma se dentro hai il traffico dell’ora di punta, scrivere diventa complicato.
Ed è qui che Gilberto ha fatto la differenza.
Mentre io cercavo di tenere insieme i pezzi, lui ha continuato.
Un articolo al giorno. A volte anche di più.
Con costanza, passione e una determinazione che non posso che rispettare. In alcuni momenti ha pubblicato anche sua moglie, dando una mano concreta al progetto. E questa cosa, per me, vale tantissimo.
Perché FullStackGarage non è andato avanti da solo.
È andato avanti perché qualcuno ci ha creduto anche nei giorni storti.
Gil ha tenuto acceso il motore quando io non riuscivo nemmeno a trovare le chiavi. Ha continuato a pubblicare, sistemare, seguire, spingere. A testa bassa, senza fare rumore inutile, ma con i fatti.
E i fatti, alla fine, fanno sempre più rumore delle chiacchiere.
Come se non bastasse, poco tempo fa siamo finiti anche nel mirino di alcuni attacchi informatici.
Prima mi hanno rubato account e creato problemi personali. Poi hanno provato a colpire anche FullStackGarage. Sono comparsi contenuti spazzatura legati a slot, scommesse e gioco d’azzardo. Poi sono arrivati tentativi di mandare giù il sito, attacchi, pressioni, colpi bassi digitali.
Insomma, qualcuno ha pensato bene di provare a spegnere la luce.
Peccato.
Perché la luce è ancora accesa.
Per fortuna i danni gravi sono stati evitati. E qui un ringraziamento va fatto anche ad Aruba, perché il sito ha retto e noi siamo ancora online.
Ma soprattutto siamo ancora qui.
FullStackGarage non ha chiuso.
Non si è fermato.
Non è sparito.
E non ha nessuna intenzione di farlo.
Anzi, se possibile, tutto questo ci ha ricordato ancora di più perché lo abbiamo creato.
Perché volevamo un posto nostro.
Perché volevamo parlare di ciò che ci appassiona.
Perché volevamo costruire qualcosa senza dover chiedere il permesso a nessuno.
Perché tecnologia e motori, quando li vivi davvero, non sono solo argomenti da blog. Sono linguaggi. Sono modi di pensare. Sono pezzi di carattere.
E FullStackGarage ha carattere.
Non siamo qui per fare numero.
Non siamo qui per riempire pagine tanto per pubblicare qualcosa.
Non siamo qui per piacere a tutti, inseguire ogni trend o abbassare la voce solo perché qualcuno preferirebbe vederci zitti.
Siamo qui perché abbiamo qualcosa da dire.
E quando hai qualcosa da dire davvero, prima o poi trovi il modo di tornare a farlo.
Io tornerò a pubblicare con continuità appena riuscirò a rimettere un po’ d’ordine tra testa e vita vera. Gli argomenti non mancano, anzi: ce ne sono fin troppi. Tecnologia, motori, opinioni, prove, riflessioni, storie e qualche sassolino da togliere dalla scarpa.
Nel frattempo voglio ringraziare pubblicamente Gilberto.
Non solo come socio, ma come amico.
Perché ha continuato a credere nel progetto quando sarebbe stato più facile rallentare. Perché ha portato avanti FullStackGarage con costanza, serietà e passione. Perché ha dimostrato che un progetto non lo fanno solo il logo, il dominio o gli articoli pubblicati: lo fanno le persone che ci restano dentro anche quando diventa scomodo.
E quindi sì, lo diciamo chiaramente.
FullStackGarage è vivo.
È vivo nelle pubblicazioni quotidiane, nelle idee che stanno arrivando, nelle notti passate a sistemare problemi, negli articoli scritti con passione, nella voglia di ripartire più forti di prima.
A chi pensava che bastasse qualche attacco, qualche difficoltà o qualche periodo complicato per farci mollare, abbiamo una risposta molto semplice: avete sbagliato progetto.
Noi non siamo nati per durare due settimane.
Non siamo nati per sparire alla prima salita.
Non siamo nati per abbassare la saracinesca appena il vento cambia.
Siamo nati per costruire.
Per resistere.
Per raccontare.
Per sporcarci le mani, rimettere insieme i pezzi e ripartire.
Con qualche graffio sulla carrozzeria, qualche botta presa e un po’ di sana cazzimma nel serbatoio.
Il motore è acceso.
La strada è davanti.
E noi, stavolta, non ci fermiamo.
Cesare Gennaro




