Si è chiusa giovedì 20 febbraio l’ultima sessione di test pre-stagionali della Formula 1 2026 sul circuito di Sakhir, in Bahrain. Sei giorni in totale (due blocchi da tre) per mettere in pista le nuove monoposto che, dal punto di vista tecnico, rappresentano il cambiamento regolamentare più radicale degli ultimi anni. E i risultati sono stati… interessanti. Nel bene e nel male.
Ferrari davanti a tutti, almeno sui cronometri.
A chiudere l’ultima giornata con il miglior tempo è stata la Ferrari di Charles Leclerc: 1:31.992, primo pilota a scendere sotto il muro dell’1’32” e il tempo più veloce dell’intero precampionato. Alle sue spalle Lando Norris su McLaren, poi Verstappen (Red Bull) e Russell (Mercedes). Anche Lewis Hamilton ha messo in mostra ottime partenze nelle simulazioni di griglia — la potenza della power unit Ferrari allo scatto è parsa nettamente superiore alla concorrenza.
Detto questo: i test sono i test. I tempi vanno presi con le pinze, ogni squadra ha il suo programma segreto, e chi va fortissimo in Bahrain a febbraio non è necessariamente chi alzerà il trofeo ad Abu Dhabi a dicembre. La top 4 del campionato 2025 — McLaren, Red Bull, Mercedes e Ferrari — sembra comunque destinata a guidare anche il 2026, almeno nelle prime gare.
La grande incognita: le partenze.
Il vero tema caldo emerso dai test non è chi va più forte, ma come si parte. Il nuovo regolamento 2026 rivoluziona le power unit: fuori la MGU-H (il componente che recuperava energia dai gas di scarico), dentro una MGU-K triplicata in potenza fino a 350 kW, con la parte elettrica che ora vale quanto quella termica. Il risultato? Le partenze sono diventate un rebus.
Oscar Piastri ha definito la situazione “la ricetta perfetta per il disastro”. Fernando Alonso ha ironizzato sul fatto che queste monoposto siano così facili da gestire che “quasi chiunque” potrebbe guidarle. Solo la Ferrari sembrava davvero a proprio agio nelle simulazioni di start — dato non da poco in ottica campionato.
La FIA stessa ha sperimentato un’estensione della procedura di partenza, aggiungendo cinque secondi extra tra l’allineamento finale e il via. Una soluzione di emergenza per un problema che, probabilmente, si vedrà ancora nelle prime gare.
Una F1 più “elettrica” e meno istintiva.
Le monoposto 2026 sono più corte, più strette e circa 30 kg più leggere rispetto alla generazione precedente. Il carico aerodinamico è calato, e la guida è diventata molto più dipendente dalla gestione dell’energia — batteria da preservare, potenza da distribuire quasi “scientificamente”. Leclerc stesso, già nel 2025, aveva anticipato che questa non sarebbe stata “l’auto più divertente mai guidata”.
Chi è entusiasta? I giovani come Kimi Antonelli, che crescono direttamente in questa nuova era e trovano la macchina compatta e agile. Chi è più perplesso? I veterani come Verstappen e Alonso, abituati a generazioni di monoposto ben più fisiche ed estreme. La verità, probabilmente, la scopriremo in gara.
Appuntamento a Melbourne.
Il sipario si alza ufficialmente l’8 marzo con il Gran Premio d’Australia. Sarà lì che capiremo chi ha davvero lavorato bene nei sei giorni di Bahrain e chi ci ha semplicemente fatto credere di farlo. La Ferrari arriva con ottime sensazioni, ma nel circus si sa: i segreti si custodiscono fino al sabato di qualifica.
E voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti! Cesare Gennaro




