Ma davvero esiste un’urna funeraria Spotify?
Sì, non è una creepypasta: Spotify ha collaborato con il brand Liquid Death per lanciare la Eternal Playlist Urn, un’urna a forma “classica” con dentro uno speaker Bluetooth che riproduce la tua playlist anche dopo che hai tirato le cuoia. È pensata come oggetto da collezione per chi vuole portare la frase “la musica è la mia vita” ad un livello leggermente più definitivo.
Cos’è, in pratica, la Eternal Playlist Urn?
All’esterno sembra una normale urna elegante, all’interno il coperchio nasconde un altoparlante wireless ricaricabile via USB‑C che si collega al telefono come una cassa portatile qualunque. La differenza è che qui l’idea è esplicita: metterla su una mensola, magari vicino alla foto ricordo, e far partire la colonna sonora del caro estinto durante le visite ai parenti.
Quanto costa questa idea geniale (o folle)?
La Eternal Playlist Urn è stata lanciata in edizione limitata da 150 pezzi, venduti a circa 495 dollari solo per il mercato USA. È più il prezzo di una console nuova che di una semplice cassa Bluetooth, ma fa parte del gioco: è un pezzo da marketing estremo, non un prodotto da volantino del supermercato.
Come si crea la famosa “playlist eterna”?
Insieme all’urna, Spotify ha lanciato l’Eternal Playlist Generator, una pagina che ti fa rispondere a domande tipo “Qual è la tua eternal vibe?” o “Qual è il tuo rumore da fantasma preferito?” e mescola le risposte con la tua cronologia di ascolto. Il risultato è una playlist personalizzata che teoricamente ti rappresenta abbastanza bene da poter diventare il tuo biglietto da visita musicale post‑mortem.
Che musica ci metteresti tu?
Qui il confine tra momento toccante e meme è sottilissimo. C’è chi sceglierebbe il pezzo che lo ha accompagnato per tutta la vita e chi, più onesto con il proprio humor nero, probabilmente farebbe partire il tema della famiglia Addams ogni volta che qualcuno entra in salotto a salutare l’urna.
È una vera urna o solo un gadget per fare rumore?
Tecnicamente è uno speaker a forma di urna funeraria, pensato come oggetto da collezione e provocazione creativa di Liquid Death e Spotify. Se poi qualcuno ci mette davvero le ceneri dentro, la responsabilità è più dell’utente che del reparto marketing: ufficialmente è uno streamer musicale, non un servizio funebre completo.
Non è un po’ di cattivo gusto?
Sì, e volutamente. La campagna gioca apertamente con il black humor, lo stesso che Liquid Death usa da anni per rendere la morte una specie di estetica pop: bare usate come gadget, claim sull’aldilà, e ora anche l’urna che fa da speaker. In un mondo in cui i social sono pieni di meme sul “mio funerale avrà più sound design del tuo matrimonio”, era solo questione di tempo prima che qualcuno lo prendesse alla lettera.
Ma serve davvero o è solo marketing?
È quasi solo marketing, e proprio per questo funziona. Con un singolo oggetto, i due brand si comprano titoli su giornali, post virali e chiacchiere sui social, aprendo anche una riflessione semi‑seria su cosa resterà di noi in versione digitale: account, foto, playlist, meme salvati nei preferiti.
Cosa possiamo portarci a casa da tutta questa storia?
Anche senza spendere 500 dollari, l’idea interessante è una: curare la propria “playlist definitiva”. Chiamala “radio oltretomba”, “ultimo giro di giostra” o come vuoi, ma riempila di brani che ti rappresentano davvero, quelli che useresti come sigla ogni volta che “entri in scena”.
Poi, se un giorno qualcuno inventerà l’urna perfetta anche per te, almeno sarai già pronto: basterà premere play e, chissà, magari far partire proprio quel ta‑ta‑ta‑TAN che mette d’accordo vivi, morti e amanti delle serie TV. Filippo Gasparello




