Ricordo quando su Amiga 1200 usavo Deluxe Paint per fare grafica. Caricavo un’immagine, la modificavo pixel per pixel, la salvavo. Tutto manuale.

Oggi? Alberto Masotti (ex presidente La Perla, fondatore Fondazione Fashion Research Italy) ha lanciato AM.AI: un brand che usa GAN (Generative Adversarial Networks) e DALL-E (OpenAI) per ricombinare 30.000 disegni tessili vintage e creare foulard venduti a €300-500.

E il punto chiave è : l’algoritmo non inventa da zero ma lavora su un archivio esistente.

Bentornati nel futuro dove l’IA fa pattern matching su tempere degli anni ’60 e il risultato costa quanto una RTX 4060.

Alberto Masotti: da La Perla a fondazione no-profit

Alberto Masotti, classe 1936, ha fondato La Perla nel 1954 con la madre Ada (sarta e corsettiera). Ha venduto l’azienda nel 2007/2008 a private equity americana. Nel 2013 Silvio Scaglia ha acquisito La Perla a €69 milioni in asta tribunale.

Nel 2015 Masotti ha fondato Fondazione Fashion Research Italy (FFRI): organizzazione no-profit a Bologna.

La missione è rafforzare competitività del sistema della Moda Made in Italy attraverso formazione, archivi e ricerca.

Il patrimonio è composto da 30.000 disegni tessili su carta e tessuto (anni ’60 e oltre), 5.000 volumi d’ispirazione e 2.000 campioni tessili/accessori/packaging sostenibili.

Tra i fondi si notano:

– Il Fondo Renzo Brandone: formato da 30 mila pattern stampa, studi design tessile di Como, grafiche Memphis e avanguardie artistiche.

– Il Fondo Emmanuel Schvili: archivio storico azienda bolognese ricami cartoon anni ’70.

AM.AI: novembre 2025, l’archivio diventa algoritmo

13 novembre 2025: Masotti lancia AM.AI.

L’idea nasce dentro Fondazione FFRI. L’archivio fisico (30 mila disegni custoditi nei caveau) viene processato da sistemi generativi.

Tecnologie usate: GAN (Generative Adversarial Networks) e DALL-E (OpenAI)

Spieghiamo dunque come funziona: prima vi è una digitalizzazione dei disegni vintage poi training GAN su un dataset d’archivio, successivamente l’algoritmo combina, sovrappone e produce varianti, dopo vi è la selezione umana (Masotti più i vari team) e infine abbiamo la produzione fisica vera e propria presso Ostinelli Seta.

Il punto chiave è che non si inventa da zero, ma si lavora su ciò che esiste già.

È come quando su Photoshop usi il “blend mode” tra i layer. Prendi degli elementi esistenti e li mescoli. L’algoritmo fa lo stesso, ma su scala industriale.

La collezione: 8 foulard + 2 stole (€300-500)

La Prima collezione AM.AI era composta nel seguente modo: 8 foulard di pura seta e 2 stole di lana/seta 100% Made in Italy e prodotti da Ostinelli Seta (Como) col prezzo stimato tra i €300-500 (un range da accessori di lusso).

I Pezzi nominati saranno: H2O(astrazioni liquide), David (ispirazione per il marmo) e Saudade (architettura più dei fiori intrecciati).

I nomi raccontano già una postura narrativa. “Saudade” è parola portoghese intraducibile (nostalgia mista a desiderio). “David” riferimento artistico rinascimentale. “H2O” la formula chimica per l’acqua.

Ostinelli Seta: dal1968, stampa artigianale Como

La fabbrica Ostinelli Seta (Como) è stata fondata nel 1968 con la specializzazione in stampa della seta di alta gamma. Utilizza una tecnica di rotocalco, serigrafia e digital printing. Tra i suoi clienti storici si annoverano Hermès, Ferragamo e Versace.

La scelta di Ostinelli conferma l’approccio artigianale. L’IA genera pattern, ma la stampa resta manuale.

È come quando si crea una grafica digitale ma la si stampa poi su carta pregiata con macchina offset. Il file è digitale, il prodotto fisico è artigianale.

Il posizionamento: anti-fast-fashion

E qui arriva la tesi di Masotti.

Citazione ufficiale FFRI: “L’intelligenza artificiale come strumento per restituire voce al patrimonio artistico del passato, componendo combinazioni inedite di forme, fantasie e nuance.“

Tradotto: L’IA non sostituisce creatività. L’IA ricontestualizza l’ archivio storico.

Differenza filosofica:

  • Fast-fashion AI: genera pattern random da zero, produce mass market
  • AM.AI: ricombina archivio storico, produce luxury limited edition

È la differenza tra:

  • Midjourney prompt “silk scarf pattern floral”: output generico
  • GAN trained su 30 mila disegni Como anni ’60-80: output con DNA storico

Il prezzo: €300-500 per foulard

E arriviamo al punto dolente: il prezzo.

Un foulard Hermès costa €400-600. Un foulard Zara costa €30.

AM.AI si posiziona nel range acessibilità di lusso (€300-500).

Questo è Giustificato dal fatto che è tutto made in Italy (Ostinelli Seta), è in seta pura, è anche una limited edition, fa parte dell’archivio storico dell’azienda ed è un prodotto artigianale con stampa manuale.

Ma la domanda resta: pagheresti €400 per un foulard generato da GAN?

La critica: è davvero “creatività”?

E qui arriviamo al nodo filosofico.

AM.AI dice: “È poi lo sguardo umano a trasformare questo infinito digitale in creazioni compiute, attraverso scelta, cura e sensibilità.“

Quindi GAN genera infinite varianti, l’ umano seleziona quella “giusta” e poi l’umano cura produzione fisica.

Ma il design vero è dell’algoritmo o dell’umano?

È come quando su Photoshop usi i filtri automatici. Il filtro fa il lavoro pesante e tu scegli quale applicare. Sei “creativo”? Dipende.

Se selezioni tra 1000 varianti generate da GAN, sei curatore, non designer.

Se immetti parametri GAN, raffini output, intervieni manualmente, allora sei co-creatore.

AM.AI afferma che la seconda opzione è quella corretta. Ma senza vedere il workflow interno è difficile da verificare.

Il precedente: “Foulard d’artista” 2025

E Fondazione FFRI ha già fatto esperimenti simili.

Nel Maggio 2025 ci fu una mostra dal titolo: “Tradizione futura. La stampa romagnola tra arte e mestiere“.

Il Progetto era organizzato da 8 botteghe artigiane (Associazione Stampatori Tele Romagnole) che hanno decorato foulard con stampa a ruggine usando motivi selezionati dall’archivio FFRI.

La Stampa a ruggine è una tecnica tradizionale romagnola: tamponi legno pero intagliati a mano.

Quindi Masotti ha già testato approccio “archivio storico con prodotto contemporaneo” in versione completamente manuale (2025). AM.AI è versione semi-automatica (GAN + selezione umana, 2025).

Il mio verdetto da vecchio pixel pusher

Guardate, io sono cresciuto facendo grafica su Amiga. Caricavo immagini, le modificavo, le salvavo. Tutto manuale.

Quando sono arrivati i filtri automatici di Photoshop, molti hanno gridato “morte della creatività”.

Ma la verità? I filtri sono solo strumenti. Puoi usarli creativamente o pigramente.

E AM.AI è lo stesso principio applicato al textile design.

GAN come filtro Photoshop avanzato. Prendi un archivio esistente, lo processi, ottieni delle varianti. Poi scegli quelle che più ti aggradano.

Qual è il valore aggiunto? L’archivio storico. 30.000 disegni tessili dagli anni ’60. Pattern creati da grafici Como prima che esistessero i computer.

Se Masotti avesse usato dataset generico (tipo immagini stock), sarebbe stato banale.

Ma usando archivio proprietario con valore culturale, crea output con del DNA storico.

È tipo sampling in musica. Puoi campionare brani random (banale) o campionare vinili rari anni ’60 (interessante).

AM.AI fa la seconda cosa.

Vale €400? Dipende se ti interessa textile design storico italiano, artigianalità Como e edizione limitata.

Se vuoi solo “un bel foulard”, vai da Zara a €30.

Se vuoi “archivio tessile italiano anni ’60 ricombinato da GAN e stampato da bottega artigiana 1868”, allora AM.AI ha senso.

E voi? Paghereste €400 per un foulard generato da GAN ma stampato artigianalmente, o è solo marketing costoso?

Se ti è piaciuto l’articolo, seguimi su FullStackGarage per altri pezzi su IA nella moda, archivi digitalizzati, e quando l’algoritmo diventa co-creatore.

E lascia un commento: voglio sapere se anche voi vedete differenza tra “GAN su dataset generico” vs “GAN su archivio storico proprietario”.

Al prossimo articolo!

Ciucci Gilberto

Immagine FullStackGarage